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NOVITÀ NORMATIVE

SINDACI PREOCCUPATI SULLA CEDOLARE SECCA.

Più che un traguardo, un punto di partenza. L'arrivo sulla «Gazzetta Ufficiale» di mercoledì scorso del decreto sul federalismo municipale fa scattare il conto alla rovescia dell'attuazione, ma per molti degli snodi centrali nel nuovo fisco dei comuni il calendario previsto rischia di essere troppo rilassato. In ballo ci sono la cedolare secca, una quota dell'addizionale Irpef, l'imposta di soggiorno e quella di scopo. In pratica, tutti i nuovi protagonisti delle entrate autonome dei comuni.
Sui rischi per il debutto effettivo già da quest'anno della tassa piatta sugli affitti, che sostituisce con l'aliquota al 21% (19% per gli immobili a canone concordato) la tassazione progressiva collegata ai redditi, ha lanciato il primo allarme Confedilizia, date alla mano: il decreto legislativo è andato in Gazzetta il 23 marzo, entra in vigore il 7 aprile e lascia 90 giorni di tempo all'agenzia delle Entrate per scrivere il provvedimento che spiegherà come si fa a scegliere la cedolare, come si versano acconto e saldo e come cambiano le dichiarazioni.
Problema: i 90 giorni scadono il 6 luglio, quando ormai le scadenze per le dichiarazioni sono passate (il 730 va presentato il 2 o il 31 maggio, a seconda che lo si porti al datore di lavoro o al centro di assistenza fiscale). «Per far partire davvero la cedolare – spiegano da Confedilizia – è essenziale che l'agenzia non aspetti il provvedimento attuativo per spiegare come si fa l'opzione e si versa l'acconto», altrimenti il passaggio effettivo dei proprietari di immobili alla tassa piatta rischierebbe di essere rimandato al 2012: una bella grana anche per i sindaci, che già quest'anno dovrebbero vedersi assegnato il 21,7% (21,6% dal 2012) del gettito della nuova tassa.
Proprio per questa ragione, inoltre, per scrivere bilanci preventivi fondati sulla realtà, inoltre, i sindaci dovrebbero conoscere un po' prima del 30 giugno (termine ultimo per i conti di quest'anno) la quota di gettito loro assegnata, per cui il meccanismo delle opzioni dovrebbe accelerare drasticamente i tempi; tanto più che il gettito non è scontato, dal momento che il 19,5% dei proprietari di case date in affitto dichiara un reddito fino a 10mila euro, un altro 37,8% si colloca fra 10mila e 26mila euro, e quando il reddito è basso la convenienza della cedolare si fa relativa.
Il calendario lungo rischia di cancellare nei fatti anche la «mini-sanatoria» prevista dal decreto per i comuni che nel 2010 non avevano pubblicato su Internet le delibere dell'addizionale, e che sono stati rampognati dalla corte dei conti. Il decreto dà tempo per rimediare fino al 31 marzo, ma se entra in vigore il 7 aprile, l'azione dei sindaci rischia di esporre il fianco a contenziosi.
Un'accelerazione nei provvedimenti attuativi andrebbe impressa anche per l'imposta di soggiorno, che ha dominato le polemiche con albergatori e operatori turistici nei giorni dell'approvazione del decreto.
Come la nuova addizionale all'Irpef, anche l'imposta di soggiorno è accompagnata da un automatismo che consente ai comuni di operare anche prima del regolamento attuativo, ma con la disciplina definitiva in mano la trattativa con gli albergatori potrebbe diventare meno incerta e complicata.
Non c'è speranza, invece, per l'imposta di scopo. Il regolamento che la ridisciplina va adottato entro il 31 ottobre, per cui il debutto è rimandato al 2012: la stessa struttura dell'imposta, però, ha bisogno di più di un correttivo, perché il decreto la fa rivivere come addizionale all'Ici, ne prevede una durata decennale ma dal 2014 l'Ici andrà in pensione per fare posto all'Imu.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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