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NOVITÀ NORMATIVE

TAGLIO INDENNITA' AMMINISTRATORI BLOCCATO DA 10 MESI.

A maggio dell'anno scorso i tagli a indennità e gettoni di presenza di sindaci, presidenti di provincia, assessori e consiglieri erano «indifferibili e urgenti», al punto da essere inseriti nel decreto della manovra «salva-deficit» anche a costo di tirare bordate sulla trattativa allora in corso sul federalismo municipale. La prossima settimana la tagliola compie dieci mesi di vita, ma l'urgenza deve essere sfumata nel frattempo perché dei tagli veri per ora non c'è traccia. Manca, come spesso in Italia, il decreto attuativo.
I conti pubblici, intendiamoci, non si salvano limando le indennità dei sindaci ma, sottolineò il governo all'epoca, è il principio che conta: una manovra che blocca i contratti a tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici, taglia gli stipendi ai dirigenti e ai professori universitari, cancella i gettoni di presenza nei cda e nei collegi sindacali di migliaia di realtà finanziate dallo stato, non può trascurare la politica locale.
Non proprio tutta la politica locale, in realtà, perché le regioni, dove le «buste paga» sono assai più ricche, sono rimaste immuni, dopo che i precedenti tentativi di ridurre i loro stipendi si sono infranti contro il muro innalzato con successo dai governatori alla Corte costituzionale. Il segnale, però, andava dato: passata la manovra, e i titoli sui giornali, tutto è rimasto come prima.
Anche il decreto attuativo, a dirla tutta, sarebbe già pronto. In realtà non ci sarebbe nemmeno molto da attuare, perché la norma spiega già tutto: dopo un braccio di ferro con i sindaci, la manovra aveva previsto una riduzione proporzionale, che abbassa del 10% l'indennità negli enti più grandi, del 7% in quelli medi e del 3% in quelli piccoli, lasciando stare i comuni sotto i mille abitanti dove la politica è spesso un volontariato accompagnato da un rimborso spese simbolico.
Dopo mesi di gestazione, il decreto è sbarcato in Conferenza Stato-Città, dove ha ottenuto anche il via libera dei diretti interessati. Unica precisazione, di buon senso, portata dal provvedimento è che il taglio si riferisce alle indennità massime di legge, fissate nel 2000 e mai più aggiornate, in modo da salvare chi già per scelta autonoma riceve meno del previsto. Il 4 febbraio scorso la Conferenza Stato-Città ha detto «sì», ma sulla «Gazzetta ufficiale» il provvedimento non si è visto ancora.
Mentre i tagli possono aspettare, i costi della politica sono tornati a crescere, ma solo nelle città più grandi. Prima ci ha pensato la legge di conversione del «Milleproroghe», che ha trasformato in « città metropolitane» i comuni sopra i 250mila abitanti con una sola finalità: far risorgere i gettoni ai consiglieri di quartiere che, dopo l'addio ai compensi imposto dalla Finanziaria 2010, avevano cominciato a disertare i parlamentini.
Senza contare il giallo della norma «salva-Alemanno» (allargamento a 16 membri delle Giunte di Roma e Milano), annunciata di fatto soltanto nel comunicato stampa di Palazzo Chigi ma al momento mai comparsa nel testo del provvedimento che in settimana ha restaurato i fondi allo spettacolo.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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