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NOVITÀ NORMATIVE

RIFORMA DEI BILANCI MA CON MAGGIORI COMPETENZE

L’armonizzazione della contabilità degli enti pubblici centrali e locali e il rafforzamento dei controlli nelle Pa sono due processi importanti avviati dalla legge di riforma della contabilità approvata a metà dicembre. A differenza delle prime versioni del testo, la legge varata esclude dal suo campo di applicazione gli enti locali, il cui sistema di contabilità è trattato a parte, nell'ambito dei decreti legislativi connessi all'attuazione della legge sul federalismo fiscale. Molto opportunamente, tuttavia, i principi ispiratori delle future deleghe sono stati uniformati a quelli indicati nel nuovo provvedimento, attraverso modifiche alla legge 42/2009, proprio per perseguire un armonico processo di revisione della contabilità e della finanza pubblica di tutte le amministrazioni pubbliche siano esse centrali o locali, territoriali o non territoriali.
Per armonizzare i bilanci centrali e locali, la legge istituisce il «Comitato per l'attuazione dei principi contabili delle amministrazioni pubbliche», composto da 23 membri che dovrebbero assicurare la piena rappresentanza a tutti gli attori coinvolti. A parte il fatto che il Comitato non prevede la presenza di rappresentanti del consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, categoria che ha accumulato una notevole esperienza nel controllo legale e nella revisione contabile degli enti locali e centrali, sembrerebbe molto più efficace l'attribuzione di una delega all'organismo italiano di contabilità, cioè l'organo che istituzionalmente si occupa di stabilire i principi contabili di generale accettazione. L'intervento dell'Oic costituirebbe inoltre la necessaria garanzia di coordinamento fra il lavoro svolto e le best practices internazionali, rappresentate dai principi Ipsas emanati dal board internazionale.
Anche il tema dei controlli merita un approfondimento. La legge potenzia il monitoraggio degli andamenti della finanza pubblica attraverso l'attività dei collegi dei revisori e sindacali delle amministrazioni pubbliche. Nel fare ciò dispone che, nelle amministrazioni diverse dagli enti locali e dalle Asl, il ministero dell'Economia debba avere almeno un proprio rappresentante all'interno dei citati organi di controllo. Anche in questo caso, non si può non rilevare che sarebbe stato preferibile cogliere l'obiettivo, di per sé meritorio e condivisibile, del monitoraggio dei conti pubblici, non tanto attraverso una così invasiva presenza ministeriale a livello di organi operativi, ma in seconda istanza, attraverso la creazione di un organismo di monitoraggio sovraordinato sul modello della Consob per le società quotate, della Banca d'Italia per le Banche e gli altri intermediari finanziari e del-l'Isvap per le assicurazioni e via dicendo. In tal modo i controlli concomitanti sarebbero stati demandati a tecnici di estrazione contabile (il Cndcec aveva proposto fra gli emendamenti successivamente scartati che potessero far parte dei collegi di revisione e dei collegi sindacali solo gli iscritti all'Ordine). È questo il modello in vigore nella maggior parte dei Paesi avanzati e questo è il modello che si ritiene essere il più adatto alla realtà italiana.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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