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NOVITÀ NORMATIVE

TAGLIO INDENNITA' AMMINISTRATORI: BOCCIATO IL DECRETO.

Resta in alto mare il decreto interministeriale Economia-Interno che dovrà ridurre le indennità di sindaci, assessori e consiglieri comunali e provinciali, in ossequio a quanto disposto dall'articolo 5, comma 7 della manovra correttiva sui conti pubblici del 2011 (il dl n.78/2010).
Il provvedimento, infatti, non ha superato il vaglio preliminare del Consiglio di stato che ha chiesto ulteriori chiarimenti al Viminale, soprattutto sulla mancata previsione di ridurre la misura dei gettoni di presenza ai consiglieri.
Lo si evince dalla lettura del parere n. 1192 del 22 marzo, reso noto solo pochi giorni fa attraverso la pubblicazione sul sito internet istituzionale www.giustizia-amministrativa.it, con il quale il collegio di Palazzo Spada ha fatto le pulci allo schema di decreto recante il regolamento per la determinazione della misura delle indennità di funzione e dei gettoni di presenza da corrispondere agli amministratori degli enti locali, in virtù di quanto disposto, come detto, dalla manovra correttiva 2011.
Come noto, tale disposizione, all'articolo 5, comma 7, ha previsto che entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore decreto-legge, gli importi delle indennità ex articolo 82 Tuel (previste dal dm n.119/2000) siano diminuiti, per un periodo non inferiore a tre anni, di una percentuale pari al 3% per i comuni con popolazione fino a 15 mila abitanti e per le province con popolazione fino a 500 mila abitanti, di una percentuale pari al 7 per cento per i comuni con popolazione fino a 250 mila abitanti e per le province con popolazione tra 500 mila e un milione di abitanti e di una percentuale pari al 10% per i restanti comuni e per le restanti province.
Sono esclusi dall'applicazione della disposizione i comuni con meno di 1000 abitanti. Con il medesimo decreto, altresì, dovrà essere determinato l'importo dell'indennità di funzione di cui al comma 2 del citato articolo 82.
Secondo il collegio di Palazzo Spada, lo schema presenta alcuni punti su cui occorre fare chiarezza. Infatti, leggendo la relazione di accompagnamento al predetto schema di dm, il Viminale evidenzia che, «non essendo stato indicato alcun parametro per la determinazione dei gettoni di presenza per i consiglieri comunali e provinciali», lo stesso ha ritenuto opportuno mantenere invariate le misure previste oltre dieci anni fa con il citato dm n.119/2000, operando solo una semplice riconversione in euro. Ciò, in considerazione del lungo lasso di tempo trascorso dall'emanazione del decreto «che ha eroso il valore reale dell'importo a suo tempo stabilito».
Ma questa considerazione non ha soddisfatto il Consiglio. Infatti, a ben vedere, la rubrica del Tuel ove è ricompreso l'articolo 82 è intitolata indennità e tali sono da considerare sia l'indennità di funzione che i gettoni di presenza dei consiglieri. Ne consegue, diversamente da quanto propone il Mininterno, che anche a questi ultimi vadano applicate le riduzioni, «in un quadro di coerenza del sistema e di rispetto della volontà del legislatore che ha inteso perseguire una rigorosa politica di contenimento della spesa pubblica».
Se si operasse nel senso dello schema sottoposto alla sua attenzione, Palazzo Spada evidenzia che «ci si troverebbe di fronte ad un trattamento differenziato non spiegabile con l'asserita erosione del valore reale dell'importo a suo tempo stabilito per i gettoni di presenza». Infatti, tale giustificazione sarebbe valida in tutti i casi per lo stesso importo dell'indennità di funzione. Infine due interessanti precisazioni che si possono ricavare dalla lettura del parere.
La relazione tecnica al dm sottolinea un'interpretazione sollecitata dal Mineconomia secondo cui gli importi delle indennità e dei gettoni non possono essere incrementati dagli enti locali, ma semmai, diminuiti, in quanto la norma che prevedeva tale facoltà (comma 11, art.82 Tuel) è stata abrogata. Poi, si precisa che sui nuovi importi (ovvero quelli che saranno ridotti), dovrà essere ancorata la riduzione del 30%, prevista dal dl n.112/2008 nel caso in cui l'ente non rispetti il Patto di stabilità.
FONTE: ITALIA OGGI

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