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IL GOVERNO RIBADISCE CHE LA TASSA SUI TELEFONINI E' DA PAGARE.

Linea dura del fisco sulla tassa telefonini. E lo scenario più plausibile sembra quello di un muro contro muro destinato a continuare in giudizio, sia riguardo al presente, sia in futuro. Nonostante un contenzioso che ha finora visto prevalere nettamente i comuni ricorrenti (circa 100 sentenze contro 3, di cui due riformate in appello), l'amministrazione finanziaria ricorda che la concessione governativa sui telefoni cellulari in abbonamento è viva e vegeta. E va pagata. Le Entrate, infatti, ritengono che la tassa sia dovuta nelle ipotesi in cui venga rilasciato all'utente il documento attestante la sua condizione di abbonato.
È quanto ha ricordato il sottosegretario all'economia Sonia Viale rispondendo in commissione finanze alla camera a un'interrogazione presentata da Alberto Fluvi, deputato Pd. Una posizione, quella espressa dall'esponente del governo a nome dell'Agenzia delle entrate, che va quindi in direzione contraria a quanto i giudici tributari hanno affermato negli ultimi mesi. Recentemente, anche la Ctr Umbria si è pronunciata in favore dei comuni (sentenza n. 37/01/11), dopo che la Ctr Veneto aveva depositato numerosi verdetti che bocciavano in secondo grado le ragioni degli uffici (sentenze nn. 05/01/11, 04/16/11, 05/25/11, 06/25/11, 34/04/11, 35/04/11, 37/29/11).
In sede di question time, Viale ha affermato che «l'Agenzia delle entrate fa presente che l'articolo 3, comma 2, del dm 13 febbraio 1990, n. 33, prevede il rilascio all'utente del documento che attesta la sua condizione di abbonato al servizio; tale documento (...) sostituisce a tutti gli effetti la licenza di stazione radio». In questo modo, quindi, si realizzerebbe il presupposto impositivo della concessione governativa sui cellulari. Pollice verso, invece, al riconoscimento dell'abrogazione implicita del balzello.
La posizione espressa dal governo è stata accolta con molte perplessità da parte dei comuni coinvolti nel contenzioso di massa e dai rispettivi difensori. I commenti spaziano da chi definisce la risposta «un'occasione persa per chiudere definitivamente una questione che, alla luce di tale interpretazione, durerà ancora molto a lungo, con conseguente impiego di tempo e risorse pubbliche» a chi, invece, reputa le motivazioni tecniche addotte «giuridicamente non corrette: far discendere l'assoggettamento a un tributo dalla disposizione di un decreto ministeriale è in contrasto con l'articolo 23 della Costituzione», spiegano alcuni professionisti interpellati.
In ogni caso, i comuni proseguono la propria battaglia presso le commissioni tributarie, in attesa che i ricorsi per cassazione che verosimilmente saranno presentati portino a un orientamento uniforme in sede di legittimità.
Fluvi, nel prendere atto della risposta fornita dal sottosegretario, ha invece invitato il governo ad approfondire la questione, «anche in considerazione del fatto che nei prossimi mesi anche altri organi giurisdizionali aderiranno probabilmente all'orientamento già espresso dalle citate commissioni tributarie regionali».
FONTE: ITALIA OGGI

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