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NOVITÀ NORMATIVE

SPONSORIZZAZIONI: LA PAROLA ALLE SEZIONI UNITE DELLA CORTE DEI CONTI.

Saranno le sezioni riunite della Corte dei conti a stabilire se il divieto di sponsorizzazioni si applica anche ai contributi che a vario titolo i comuni erogano ad enti e associazioni. Da mesi gli enti locali investono con molti quesiti la magistratura contabile, per comprendere l'esatto confine del divieto posto dall'articolo 6, comma 9, della legge 122/2010. La sezione regionale di controllo per le Marche, col parere 29 marzo 2011, n. 13, si pone in contrasto con le teorie sin qui consolidate e per questo rimette la decisione sul tema alle sezioni riunite, così da coordinare l'orientamento da assumere.
Secondo la sezione Marche occorre dare alla parola «sponsorizzazioni» contenuta nell'articolo un'accezione squisitamente tecnica. La legge, cioè, si intende riferire proprio a quella forma di pubblicità indiretta configurata come tale dalla disciplina di diritto comune e fiscale. Pertanto, nel divieto di sponsorizzazioni non rientrerebbero i contributi finanziari a diverso titolo attribuiti dagli enti locali ad enti e associazioni, per sostenere loro attività ritenute di interesse generale, visto che tali erogazioni hanno la natura di donazioni modali, senza fini pubblicitari.
L'assunto della sezione Marche è, dunque, diametralmente opposto a quello fin qui sviluppato dalle altre sezioni regionali di controllo, in particolare Lombardia e Liguria. Sovvenzioni o contributi assegnati a terzi per finalità rientranti nelle attribuzioni degli enti, secondo il parere della sezione Marche, esulano per loro stessa natura dal concetto di sponsorizzazione.
La sezione evidenzia due finalità assolutamente distinte dei due istituti. I contributi ai terzi «per definizione non hanno come finalità la promozione pubblicitaria del soggetto pubblico». Le sponsorizzazioni, invece, perseguono necessariamente uno scopo pubblicitario e non attengono «in alcun modo alle somme erogate dall'ente per l'esercizio delle proprie funzioni». Partendo da questa premessa interpretativa, la sezione Marche nega di dover attribuire alla parola «sponsorizzazioni» un significato «lato» o «atecnico».
Sicché esclude la necessità ed utilità di riferirsi al concetto di «sussidiarietà» (evidenziata in particolare dalla sezione Lombardia) per discriminare quali tra i contributi erogati dagli enti locali incorrono nel divieto di cui all'articolo 6, comma 9, e quali no. L'attuale interpretazione maggioritaria sostiene che il divieto di sponsorizzazioni non possa coinvolgere sostegni finanziari a soggetti terzi che in applicazione del principio di sussidiarietà svolgano direttamente funzioni di competenza dell'ente locale.
La sezione Marche si dissocia da questo filone interpretativo, osservando che la verifica della sussistenza del fine sussidiario risulta oggettivamente di difficile applicazione ed oggetto di valutazioni teleologiche estremamente discrezionali; la ricerca del fine teleologico della sussidiarietà come discrimine ai fini dell'ammissibilità della spesa per contributi «rappresenta un non condivisibile quid pluris rispetto al testo normativo», il quale, interpretato letteralmente «si limita a indicare esplicitamente il divieto di sostenere spese per pubblicità realizzata in forma indiretta, senza coinvolgere o richiamare in alcun modo (ed anzi escludendo) le iniziative di sostegno svolte ad esempio nei confronti del settore sociale, culturale, turistico o per spese promo-pubblicitarie in genere (realizzate in forma diretta)».
Le chiavi di lettura suggerite dalle precedenti pronunce delle sezioni regionali, infine, secondo la sezione Marche non si pongono in linea con la competenza a gestire funzioni generali di sostegno (anche economico) al territorio, riconosciute per altro agli enti locali dalla Costituzione e dal dlgs 267/2000.
FONTE: ITALIA OGGI

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