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NOVITÀ NORMATIVE

IL CONFERIMENTO DI INCARICHI NON PUO' ESSERE FINANZIATO DA MUTUI.

La spesa per il conferimento di un incarico professionale per la redazione di un piano urbanistico non può essere finanziata dal comune attraverso l'accensione di un mutuo o di un'altra forma di indebitamento, in quanto non può essere considerata quale spesa per investimento. Questo, perché l'elenco delle operazioni economiche che costituiscono investimenti, contenuto all'articolo 3, comma 18 della legge finanziaria 2004, è da considerarsi tassativo e, tra queste, non vi è menzionata la spesa per la progettazione di un piano urbanistico.
È quanto hanno affermato le sezioni riunite della Corte dei conti, nel testo della deliberazione n. 25 pubblicata lo scorso 29 aprile, dirimendo una questione di massima rilevanza in merito alla possibilità di ricorrere all'indebitamento per poter procedere all'affidamento di un incarico professionale per la redazione di un piano urbanistico.
Su input della sezione regionale di controllo della Corte dei conti marchigiana, l'alto consesso della magistratura contabile ha preliminarmente fatto chiarezza sulla nozione di «investimento» che può essere finanziata attraverso il ricorso ad un mutuo o ad altra forma. Il riferimento, va alla legge finanziaria del 2004 (la n. 350/2003) dove, al terzo comma dell'articolo 18, il legislatore ha indicato un elenco di tutte le operazioni economiche che possono essere considerate tali. Una nozione che, rileva la Corte, considera «tutti i casi in cui dalla spesa assunta dall'ente, deriva un aumento di valore del patrimonio immobiliare o mobiliare». In breve, un aumento della ricchezza dell'ente stesso che si ripercuote non solo sull'esercizio corrente, ma anche su quelli futuri, proprio per giustificare il perdurare, nel tempo, degli effetti dell'indebitamento.
Sul punto, come sottolineato dalla sezione remittente, la Cassa Depositi e prestiti (circolare 1255 del 27.1.2005), ammette la stipula di mutui «per coprire gli oneri derivanti dall'affidamento di incarichi professionali esterni». Previsione, questa, da riferire, anche all'esecuzione di un'opera pubblica.
La Corte, pur non sottovalutando le possibili analogie, sotto il profilo contabile, fra la spesa per progettazione e quella per la redazione del piano urbanistico di un ente locale e pur considerando che la prassi sino ad oggi «abbia potuto trovare giustificazione nella complessità e nell'ambiguità del vigente apparato normativo», ritiene che le disposizioni contenute nell'elenco ex art. 3, comma 18, della legge 350/2003, vadano lette ed interpretate in senso letterale e restrittivo.
Ciò per l'esigenza di assicurare un comportamento gestionale degli enti improntato ad una prassi di assoluto rigore ed in linea con la necessità di garantire il rispetto della regola del pareggio economico del bilancio degli enti locali, principio cardine della sana gestione finanziaria, a garanzia del rispetto dei complessivi equilibri di finanza pubblica, quali derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea. Infatti, il progetto di un'opera pubblica rappresenta di per sé un bene che ha un valore commerciale da contabilizzare all'interno dei conti economici degli enti, mentre «non sembra possa essere attribuita la medesima valenza all'attività istruttoria destinata a confluire all'interno della delibera approvativa del piano regolatore o di sue varianti».
FONTE: ITALIA OGGI

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