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NOVITÀ NORMATIVE

CHI NON RISPETTA IL PATTO DEVE LICENZIARE.

Non aver rispettato il patto di stabilità 2009 costerà caro a Nichi Vendola. E soprattutto ai 210 tra dirigenti esterni, dipendenti a termine, consulenti e co.co.co. rimasti in carica nonostante il divieto imposto dalla manovra correttiva dei conti pubblici (dl 78/2010). E che ora rischiano il posto, se il governatore pugliese deciderà una volta tanto di adeguarsi alla bacchettata (la decima) della Consulta revocando i contratti.
Con la sentenza n. 155/2011, depositata ieri in cancelleria e redatta da Sabino Cassese, la Corte costituzionale ha bocciato il doppio tentativo di Vendola di aggirare le norme del dl 78 che per lo sforamento del Patto da parte delle regioni prevede una cura draconiana: revoca d'ufficio di tutti gli incarichi dirigenziali affidati a personale esterno, dei contratti a tempo determinato, delle consulenze e delle collaborazioni coordinate e continuative.
Invece Vendola, una volta ricevuta da Giulio Tremonti la certificazione del mancato rispetto degli obiettivi 2009, ha pensato bene di approvarsi una legge su misura per prorogare i contratti che invece sarebbero dovuti cessare immediatamente. «La regione Puglia», recitava senza colpo ferire la legge regionale n. 10/2010, dichiarata illegittima dalla Corte, «continua ad avvalersi sino alla scadenza inizialmente stabilita o successivamente prorogata» dei contratti.
Norme, secondo la Consulta, in aperto contrasto col dl 78, ma che tuttavia hanno consentito al governatore di prendere tempo e allungare la durata dei rapporti, in attesa della sentenza.
Nel frattempo è passato un anno e a quel punto il governatore, avendo rispettato il Patto nel 2010, non ha più avuto bisogno dell'escamotage normativo e a fine marzo l'ha abrogato (con la legge regionale n. 4/2011) nell'estremo tentativo di evitare il contenzioso davanti alla Consulta che si è aperto cinque giorni dopo.
Ma i giudici delle leggi non sono cascati nel doppio tranello. «È evidente», hanno scritto, «che la legge impugnata ha inteso neutralizzare tali sanzioni» e per questo «si pone in aperto contrasto con i principi di coordinamento della finanza pubblica fissati dal legislatore statale». «Né può ritenersi», hanno proseguito, «che la sopravvenuta abrogazione di tale disciplina, intervenuta con la legge regionale n. 4/2011, possa determinare la cessazione della materia del contendere, dal momento che la legge censurata, disponendo la continuazione dei rapporti esistenti, ha trovato applicazione per quasi otto mesi, fino al momento della sua abrogazione intervenuta cinque giorni prima dell'udienza pubblica in cui è stata discussa la presente questione».
E ora? «A rigor di logica Vendola dovrebbe approvare una delibera per revocare in autotutela i contratti, visto che la loro proroga è stata dichiarata illegittima dalla Consulta», tuona il capogruppo Pdl in regione, Rocco Palese. Che però non si fa illusioni. «Il governatore andrà avanti infischiandosene della Corte come ha sempre fatto finora».
FONTE: ITALIA OGGI

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