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NOVITÀ NORMATIVE

CRESCONO LE INDENNITA' DEI POLITICI SE AUMENTA LA POPOLAZIONE

Non c'è patto di stabilità o contenimento della spesa pubblica che tenga. Quando varia la popolazione residente, le indennità degli amministratori locali possono essere incrementate. E non occorrerà nemmeno attendere la rilevazione decennale che svolge l'istituto nazionale di statistica, essendo sufficiente il dato accertato dagli uffici anagrafici del comune.
E' quanto ha messo nero su bianco la sezione regionale di controllo della regione Veneto della Corte dei conti, nel testo della deliberazione n. 206/2009 con la quale, in risposta ad apposito quesito formulato dal comune di Camisano Vicentino (Vi), chiarisce le modalità applicative della misura delle indennità spettanti, ex dm n. 119/2000 agli amministratori locali. Norma questa che, lo si ricorderà, aggancia il valore di tali indennità, definite tali perché «ristorano gli amministratori per l'impegno svolto a favore della collettività amministrata», al numero della popolazione residente, suddivisa in diverse classi demografiche.
Il sindaco della cittadina vicentina, posto che alla data del 31/12/2008 il suo comune aveva superato la soglia delle 10.000 unità (così da passare alla classe demografica superiore ex dm n. 119/2000), chiedeva l'intervento della magistratura contabile per sapere se poteva legittimamente rideterminare (in aumento) la misura spettante agli amministratori cittadini. Innanzitutto, la Corte ha sgomberato il campo da qualsiasi ipotesi di preclusione dell'adeguamento delle indennità in esame per tutta la durata del mandato amministrativo.
Infatti, ad oggi, su questa materia non c'è nessun diktat normativo (che lo si chiami patto di stabilità o contenimento della spesa pubblica). Se c'è una variazione delle classi demografiche, le indennità devono essere variate (in aumento, ma anche in diminuzione) perché, come detto, esse hanno la funzione di ristorare l'impegno svolto dagli amministratori a favore delle collettività locali.
Sul punto, comunque, si deve ricordare che la sezione campana della stessa Corte dei conti (parere n. 12/2009), aveva rilevato che la dimensione demografica cui fare riferimento per le indennità, fosse quella data dalle risultanze di «rilevazioni più recenti», piuttosto che il contenuto di quanto rilevato dal censimento decennale Istat. Punto su cui ha concordato pienamente anche la Corte veneta, in ragione del fatto che una rilevazione più recente dà uno spaccato quasi in tempo reale della comunità amministrata.
Posto questo passo importante, si tratta ora di vedere da quando possono attivarsi le nuove indennità.
La Corte veneta non ha avuto dubbi. Al riguardo, come prospetterebbe il comune istante, non può essere preso, quale punto di riferimento temporale, i dati scaturenti dall'ultimo conto del bilancio approvato. Questo perché tale indicatore riguarda il dato finanziario-contabile delle entrate e della spesa corrente pro-capite, ma non la popolazione residente. In definitiva, suggerisce il collegio contabile, mancando una specifica previsione normativa, occorrerà interpretare «estensivamente» l'articolo 156, comma 2 del Tuel che riguarda le classi demografiche e la popolazione residente. Secondo tale previsione, infatti, se non diversamente disposto, va computata «la popolazione residente nel comune al 31 dicembre del penultimo anno precedente a quello di riferimento secondo i dati Istat».
Per cui, rovesciando il calcolo, posto che il superamento della soglia di popolazione residente è stato accertato al 31/12/2008, è dall'1/1/2010 che le indennità degli amministratori locali possono essere incrementate.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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