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NOVITÀ NORMATIVE

PER IL PATTO 2011 IN ARRIVO LA FORMALIZZAZIONE DEGLI SCONTI.

Ancora un po' di pazienza e i comuni potranno conoscere l'ammontare degli sconti applicabili al patto di stabilità 2011. Il dpcm, che dividerà tra i municipi i 310 milioni stanziati dalla legge di stabilità (il bonus per le province sarà di 40 milioni) al netto dell'assegno di 110 milioni destinato al comune di Milano per l'Expo 2015, approderà a giorni in Gazzetta Ufficiale. E non si tratta di una mera formalità visto che il ritardo nella pubblicazione del testo, su cui governo e autonomie hanno raggiunto l'accordo in Conferenza stato-città il 2 febbraio, si è trasformato in un piccolo giallo.
Dopo la firma di palazzo Chigi e la bollinatura del Mef il decreto è arrivato alla Corte dei conti per quello che a tutti sembrava un mero adempimento di routine. E invece, a quel punto del provvedimento si è persa ogni traccia. I giudici contabili hanno voluto vederci chiaro sulla reale copertura del dpcm prima di «liberarlo» per la pubblicazione in Gazzetta. E intanto la tensione tra i sindaci, alle prese con la chiusura dei bilanci di previsione, è cresciuta di giorno in giorno. Proprio ieri dall'Anci è arrivato l'ennesimo invito a fare chiarezza.
«Questo ritardo sta creando un fortissimo disagio a tutti i comuni italiani che non possono decidere su quali risorse di bilancio poter contare», ha osservato Franco Floris, sindaco di Andora e presidente della Commissione finanza locale dell'Anci. «Il passaggio in Corte conti doveva essere una semplice formalità e invece ha impiegato tre mesi. Eppure 310 milioni sono una cifra davvero irrisoria se paragonata ai numeri della finanza pubblica». Pochi spiccioli, è vero, che però in molti casi determineranno un abbattimento degli obiettivi contabili del 50%. E consentiranno ai sindaci di sbloccare i pagamenti e realizzare piccoli interventi infrastrutturali (in primis la manutenzione delle strade) con maggiore libertà.
Anche perché prima di poter premere sulla leva fiscale (addizionale Irpef) i comuni dovranno ancora pazientare. L'indicazione del ministero dell'economia in questo senso è stata chiara: gli enti legittimati a sbloccare le aliquote (chance offerta dal dlgs sul federalismo fiscale municipale) dovranno infatti attendere il 7 giugno (60 giorni dall'entrata in vigore del dlgs 23/2011) per deliberare l'istituzione o l'aumento dell'addizionale (fino al tetto massimo dello 0,4%). E a nulla varrà anticipare i tempi perché in questo caso la delibera sarà considerata emanata in carenza di potere e dovrà essere riapprovata.
Ecco perché in uno scenario di poche certezze per i sindaci, la prossima pubblicazione del dpcm costituirà un punto fermo.
Il meccanismo del dpcm. Il decreto, grazie al meccanismo della clausola di salvaguardia, fissa un tetto all'obiettivo di Patto dei comuni calcolato come percentuale della spesa corrente media registrata (in termini di impegni) nel triennio 2006-2008.
Per agevolare i piccoli comuni, è prevista l'applicazione di un coefficiente crescente in funzione della dimensione demografica di ciascun ente (5,4% per quelli con popolazione inferiore a 10.000 abitanti, 7% per quelli compresi fra 10.000 e 200.000 abitanti, 10,5% per gli altri).
Per le province si considera, invece, l'incidenza percentuale della riduzione dei trasferimenti, operata con il decreto del ministero dell'interno del 9 dicembre 2010, sulla media delle spese correnti 2006-2008: laddove tale rapporto sia superiore al 7%, esse riducono il proprio obiettivo di un importo pari alla somma dei valori ottenuti moltiplicando la popolazione per 1,963 e la superficie territoriale per 248 (il risultato va poi diviso per mille per esprimere i dati in migliaia di euro).
Federalismo regionale. Un altro tassello di certezza per la fiscalità locale arriverà domani. Data in cui è prevista la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del dlgs su fisco regionale (e provinciale) e costi standard della sanità.
FONTE: ITALIA OGGI

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