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NOVITÀ NORMATIVE

CORTE DEI CONTI: FEDERALISMO E LEGGE DI CONTABILITA' NON OMOGENEI.

Difficile parlare di armonizzazione dei bilanci centrali e locali se il decreto attuativo del federalismo fiscale (che dovrebbe realizzare questo scopo) e la legge di riforma della contabilità pubblica (legge n.196/2009) parlano già due linguaggi diversi. Il primo adotta infatti il criterio della competenza finanziaria (le spese vengono imputate all'esercizio in cui si sono giuridicamente perfezionate) che però «mal si concilia con la nozione di competenza giuridica che resta alla base della legge 196 del 2009: su tale problematica va posta una particolare attenzione».
A lanciare l'allarme è il presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, che ieri è stato ascoltato in audizione dalla Commissione bicamerale presieduta da Enrico La Loggia.
Archiviata la pratica sul dlgs di riforma dei fondi Fas, la Bicamerale ha iniziato l'esame del settimo decreto attuativo della legge delega (n. 42/2009), approvato dal consiglio dei ministri dopo l'intesa in Unificata del 3 marzo scorso. Il testo punta ad armonizzare i sistemi contabili dello stato, delle regioni e degli enti locali, superando quello che da sempre è stato definito il lato oscuro del federalismo. Stiamo parlando del cosiddetto «federalismo contabile», ossia la tendenza diffusa da Nord a Sud, che ha portato in questi anni i governatori a realizzare sistemi contabili su misura approfittando della riforma del titolo V della Costituzione che ha annoverato l'«armonizzazione dei bilanci pubblici» tra le materie di competenza concorrente.
Ma l'autonomia, come spesso accade, ha generato mostri. Come accaduto in Calabria, dove la Kpmg ha lavorato più di un anno per ricostruire i conti delle Asl e alla fine ha scoperto che i bilanci venivano fatti a voce sulla base delle dichiarazioni dei dirigenti sanitari. O in Campania dove il presidente Stefano Caldoro, appena insediato, è stato costretto a chiamare gli ispettori del Tesoro per capire l'entità del buco sanitario lasciatogli in eredità da Antonio Bassolino. Di qui la decisione del governo di affidare a un decreto legislativo ad hoc il compito di armonizzare i principi contabili e gli schemi di bilancio degli enti. Un passaggio «imprescindibile», lo hanno definito i tecnici del ministro Roberto Calderoli nella relazione d'accompagnamento, «per soddisfare le esigenze informative connesse all'attuazione del federalismo fiscale».
Ora però l'allarme lanciato dal presidente della Corte conti imporrà necessariamente un restyling nella direzione auspicata da Giampaolino. Che per realizzare un «effettivo monitoraggio dei conti pubblici» propone «l'adozione di un comune piano dei conti integrato, omogeneo per le amministrazioni diverse da regioni ed enti territoriali». Per la Corte, inoltre, un altro punto debole è rappresentato dalla norma (art. 35, comma 2) che autorizza ad anticipare i contenuti del decreto (con particolare riferimento al bilancio di previsione finanziario di competenza e di cassa e alla classificazione per missioni e programmi) in via sperimentale per due anni a partire dal 2012. A Giampaolino non piace che le modalità di sperimentazione possano essere definite «anche in deroga alle vigenti discipline contabili».
E in materia di sperimentazione, Salvatore Bilardo, ispettore generale capo della Ragioneria dello stato, ascoltato sempre in audizione a palazzo San Macuto, ha richiamato governo e parlamento a una rapida approvazione del decreto «al fine di consentire l'avvio della sperimentazione a decorrere dal 1° gennaio 2012».
FONTE: ITALIA OGGI

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