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NOVITÀ NORMATIVE

IL GETTITO IVA VEDE EMILIA E TOSCANA AI PRIMI POSTI.

Ai sindaci dell'Emilia Romagna finiranno 67 euro tondi per abitante, ai toscani ne vanno 66 e 65 meno pochi spiccioli saranno assegnati ai Comuni di Lombardia e Lazio; le doti più leggere sono invece quelle riservate ai Comuni di Basilicata, Campania e Calabria, che si fermano a 35 euro pro capite.
Sono i numeri 2011 della compartecipazione comunale all'Iva prevista dal decreto sul Fisco municipale, che la Commissione paritetica per l'attuazione della riforma ha finito di elaborare svelando così un dato essenziale per la costruzione dei bilanci preventivi di quest'anno. Il metodo, nell'assenza di strumenti più puntuali, è basato sulla distribuzione pro capite dell'Iva prodotta dai consumi di ogni regione, indicata dal quadro Vt delle dichiarazioni. In pratica, quindi, in ogni regione tutti i Comuni finiscono per avere la stessa quota di Iva, moltiplicata per il numero di abitanti.
La compartecipazione è quella introdotta dal decreto attuativo sul Fisco dei Comuni, che gira ai sindaci una quota di Iva pari alla dote che sarebbe stata assicurata dalla compartecipazione del 2% all'Irpef, prevista dalle versioni precedenti del decreto. Questo collegamento all'Irpef spiega la dinamica prevista per l'Iva comunale, che nel 2011 si attesta a 2.889 milioni ma l'anno prossimo dovrebbe crescere del 4,67 per cento, arrivando a 3.024 milioni. Le risorse destinate a ogni sindaco cresceranno in proporzione.
Il riferimento al quadro Vt attenua le distanze territoriali registrate nelle tabelle tradizionali del dipartimento delle Finanze, ma non cambia la geografia complessiva dell'imposta che premia decisamente il Centro-Nord.
Un po' a sorpresa, la Lombardia cede la posizione di testa a Emilia Romagna e Toscana, ma si tratta di pochi spiccioli e con l'eccezione (attesa) del Lazio, la distinzione Nord-Sud è netta: la Calabria conferma la propria posizione di coda, con una compartecipazione che porta nei Comuni il 51,9% delle risorse che invece garantisce ai sindaci emiliani. Queste differenze, ovviamente, non rimarranno tali, perché saranno attenuate dall'intervento del fondo sperimentale di riequilibrio, una partita ancora tutta da definire.
Dal 2012, poi, la tabella di marcia prevede anche il primo ingresso in campo dei "fabbisogni standard" (i Comuni stanno elaborando i dati sui costi della macchina burocratica e della Polizia municipale), chiamati a offrire una nuova bussola nella distribuzione delle risorse.
Più complicato, almeno per il momento, superare il riferimento regionale per arrivare ai meccanismi più "raffinati" previsti dal decreto, secondo un disegno che dovrebbe attribuire a ogni Comune una quota dell'Iva effettivamente nata sul proprio territorio. «Nel 2013 - sottolinea però Luca Antonini, presidente della commissione - la nuova distribuzione dell'Iva si estenderà alle Regioni e riguarderà quasi la metà del gettito complessivo dell'imposta.
Lo stesso decreto sul Fisco regionale prevede meccanismi puntuali di assegnazione in base alle diverse tipologie di compravendite, che potranno essere utilizzati anche in relazione ai Comuni». Il tutto, però, senza entrare troppo nel dettaglio, per evitare sperequazioni che per esempio assegnino un fiume di Iva a piccoli Comuni che hanno la fortuna di ospitare un centro commerciale su cui gravitano i consumatori di tutta la provincia.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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