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NOVITÀ NORMATIVE

DIVARI AMPI SULLA COMPARTECIPAZIONE IVA.

A Bologna finiscono quest'anno 25,3 milioni di Iva devoluta, cioè 64,8 euro per abitante, a Reggio Calabria ne spettano 6,5 milioni, qualcosa meno di 35 euro per ogni residente.
I dati sulla traduzione in cifre della nuova compartecipazione comunale all'Iva elaborati dalla Commissione tecnica per l'attuazione del federalismo fiscale aggiungono altri tasselli al puzzle delle differenze territoriali nel regime disegnato sul Fisco dei Comuni.
L'Iva è solo l'ultimo dei fattori che separano i sindaci "ricchi" dai loro colleghi più "poveri", perché la capacità fiscale del territorio moltiplica anche il gioco dei tributi propri già presenti nei bilanci locali, ma spinti dalla riforma federalista. È il caso, per esempio, dell'Imu (oggi Ici) sui fabbricati delle imprese, che dal 2014 a Milano può arrivare a valere 280 euro per abitante (140 se Palazzo Marino sceglierà l'aliquota ridotta come "suggerito" dal decreto) mentre a Foggia può oscillare solo tra i 44,5 e gli 89 euro per residente.
Il compito di ridurre queste distanze tocca al «fondo sperimentale di riequilibrio», che deve accompagnare i primi tre anni della riforma prima di essere sostituito a regime dal fondo di perequazione. È questa la prossima partita tecnica e politica che va giocata fra Governo e Comuni, e che va chiusa in fretta perché anche l'assegno di riequilibrio serve ai sindaci per chiudere i preventivi di quest'anno. Ad alimentarlo sarà la quota di Fisco immobiliare che il decreto devolve ai Comuni, ma tutto si gioca sui criteri di distribuzione: il decreto si limita a prevedere che il 30% delle risorse sia distribuito in base agli abitanti, ma è soprattutto dalla parte libera che dipende la sorte dei Comuni dal Fisco meno fecondo.
Visto il calendario, i tecnici del Governo assicurano tempi stretti, e prevedono di definire entro metà giugno la geografia del fondo sperimentale. L'idea è quello di un effetto perequativo che si attenui di anno in anno, insieme alla progressiva entrata in campo dei fabbisogni standard (il prossimo anno è prevista la partenza di quelli relativi ad amministrazione generale e Polizia locale). I Comuni, dal canto loro, chiedono che per il 2011 il riequilibrio sia «totale», cioè in grado di pareggiare le risorse garantite dai "vecchi" trasferimenti statali al netto dei tagli imposti dalla manovra.
La trattativa si annuncia accesa, anche se nelle stanze dello stesso Governo si riconosce che almeno nel 2011 le differenze rispetto al regime precedente dovranno essere limitate, per non tagliare le gambe a metà anno agli enti più bisognosi senza dare loro tempi e parametri per riorganizzarsi.
Ad aumentare le distanze fra i territori contribuisce però anche la diversa propensione all'evasione, di cui l'Iva potrebbe essere una cartina di tornasole piuttosto fedele. Il gettito registrato nel quadro Vt delle dichiarazioni (obbligo che andrà rafforzato per evitare le tante incertezze nelle dichiarazioni) è più uniforme rispetto alla geografia regionale classica basata sui modelli, ma tra la Calabria e l'Emilia Romagna la differenza nell'Iva pro capite continua a essere dell'85 per cento. Nei consumi delle famiglie calcolati dall'Istat (si veda la tabella), però, la distanza fra le due Regioni è solo del 31%, segno che una quota di questo gap va attribuita anche a un maggiore tasso di evasione in Calabria.
Come mostrano gli indicatori, Catanzaro e dintorni non sono un'eccezione, e sono tutte le Regioni del Sud, in fondo alla classifica dell'Iva, a mostrare rispetto alla media una distanza maggiore rispetto a quella indicata dai consumi.
L'evasione danneggia direttamente i Comuni della Regione, perché abbassa la somma su cui si calcola la compartecipazione, ma d'altro canto la base di calcolo regionale non offre un incentivo ai sindaci nella lotta al nero. Con questo meccanismo (provvisorio, nelle intenzioni del Governo), il gettito che emerge finisce nel calderone regionale, e il Comune che l'ha scovato in pratica non ne ottiene vantaggi apprezzabili.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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