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NOVITÀ NORMATIVE

IL FISCO FEDERALE NON PREMIA L'ASSOCIAZIONISMO.

Il federalismo fiscale non potrà premiare l'associazionismo comunale. Almeno per il 2011. E non per colpa dei mini-enti a cui fa molto comodo gestire in forma associata le funzioni. E avrebbe fatto ancor più gola tenere tutto per sé il 20% del fondo di riequilibrio. Il fondo, alimentato col gettito dei tributi immobiliari devoluti, che verrà ripartito tra i sindaci in sostituzione dei trasferimenti erariali. Riservandone una quota a favore dei comuni associati, il dlgs sul fisco municipale ha voluto incentivare i sindaci a mettersi insieme per gestire i servizi. Ma per quest'anno sarà tutto inutile.
Perché l'enorme ritardo con cui il ministero dell'interno sta dando attuazione all'obbligo previsto dal dl 78/2010 renderà impossibile attribuire la quota del 20%. Che verrà così ripartita tra gli enti secondo gli ordinari criteri previsti dal federalismo (resta in piedi invece l'altra quota di «riserva», pari al 30 per cento della dotazione del Fondo da distribuire tra i comuni in base al numero dei residenti ndr).
La corsa all'associazionismo infatti non c'è stata. Ma non si può proprio dire che sia responsabilità dei sindaci. Prima di mettersi insieme, i comuni fino a 5 mila abitanti avevano infatti bisogno di conoscere un quadro certo di regole (per esempio il termine entro cui completare il percorso verso l'associazionismo e il limite demografico minimo dell'unione o delle convenzione) che dovevano essere dettate da palazzo Chigi entro 90 giorni dall'entrata in vigore del dl 78 (e dunque entro fine agosto 2010).
Ma solo in questi giorni il dicastero guidato da Roberto Maroni sta completando gli ultimi dettagli del dpcm. Di certo fuori tempo massimo perché il provvedimento possa avere qualche effetto sulla ripartizione delle risorse ai comuni. Il treno del federalismo non può spettare. E lo dimostra la velocità con cui stanno lavorando i tecnici ministeriali nell'intento di fornire quanto prima ai sindaci i numeri sul nuovo assetto della fiscalità locale, indispensabile per iniziare a programmare i bilanci. Il primo velo a cadere riguarda la ripartizione tra i municipi dei 2,9 mld di compartecipazione Iva.
La quota di imposta sul valore aggiunto che andrà nelle casse dei sindaci è stata calcolata dividendo per il numero di abitanti delle 15 regioni a statuto ordinario l'Iva prodotta sul territorio come indicata nel quadro Vt delle dichiarazioni dei redditi. In questo modo tutti i comuni della stessa regione avranno un identico valore di Iva pro capite e a fare la differenza tra un municipio e l'altro sarà solo la popolazione residente al 1° gennaio 2010.
Le elaborazioni della Copaff premiano così l'Emilia-Romagna e la Toscana i cui comuni riceveranno rispettivamente 67 e 66 euro per abitante. Seguono quasi appaiate Lombardia, Lazio e Liguria (rispettivamente con 64,78, 64,75 e 64,68 euro pro capite). Più distanti Veneto e Piemonte con 62 e 58 euro a testa. In coda (e non è una sorpresa) le regioni del Sud. La Calabria avrà meno soldi di tutti (34,8 euro), seguita nella classifica dei più poveri dalla Campania (35 euro) e dalla Basilicata (35.9).
Calcoli tutto sommato semplici che incrementano ulteriormente il divario Nord-Sud anche se poi interverrà il Fondo di riequilibrio a smussare le differenze. Anche su questo fronte i tecnici della Copaff sono al lavoro, ma qui i calcoli sono un po' più complessi perché bisogna tenere conto della dinamica dei tributi immobiliari molto sperequata da comune a comune (basti pensare alla differenza di compravendite che ci può essere tra una metropoli e un piccolo comune). Una cosa è certa: almeno per il 2011 non ci sarà l'associazionismo a complicare le cose.
FONTE: ITALIA OGGI

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