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NOVITÀ NORMATIVE

IN ARRIVO IL DECRETO SULLA PEREQUAZIONE.

È in arrivo alla Conferenza unificata di martedì prossimo il decreto sul «fondo sperimentale di riequilibrio», l'ultimo tassello mancante al puzzle dei bilanci 2011 dei Comuni in salsa federalista dopo la diffusione delle somme che spettano a ogni sindaco in virtù della nuova compartecipazione Iva ( anche questo aspetto dovrà essere formalizzato in un decreto).
Il fondo di riequilibrio, che accompagnerà i primi tre anni del federalismo municipale per lasciare spazio, a partire dal 2014, alla perequazione «a regime», sarà alimentato dal 30% dei tributi immobiliari devoluti ai Comuni dal decreto sul fisco dei sindaci e dal 21,6% della cedolare secca sugli affitti (21,7% nel 2012). L'esigenza primaria, dettagli a parte, è quella di garantire ai Comuni caratterizzati da un fisco meno ricco di ottenere risorse aggiuntive, in grado di riallineare i conti con quelli garantiti dai vecchi trasferimenti statali, al netto dei tagli operati con la manovra estiva del 2010.
L'entità degli assegni statali da trasformare in fisco è stata confermata dalla Copaff nella cifra di 11,24 miliardi di euro, che da quest'anno vengono sostituiti dalla compartecipazione Iva (2.889 milioni), dall'Irpef sui redditi fondiari e dalla quota di Fisco del mattone devoluta ai territori. Il nodo da sciogliere riguarda in particolare i meccanismi di distribuzione.
Una parte del fondo, infatti, è già vincolata dal decreto legislativo, che impone di distribuire il 30% delle risorse in base al numero di abitanti; il 20% di quello che rimane, inoltre, dovrebbe essere riservato ai piccoli Comuni che esercitano le funzioni in forma associata, come previsto dalla manovra estiva del 2010. Il decreto attuativo di questa regola, però, non ha mai visto la luce, ed è probabile di conseguenza che il provvedimento in arrivo in Conferenza unificata scelga di privilegiare meccanismi di tutela dei piccoli Comuni tout court, a prescindere dalla presenza o meno di gestioni associate.
Aumentare al massimo la quota del fondo libera da vincoli è essenziale, nell'ottica di garantire a ogni Comune una sostanziale equivalenza fra le dimensioni dei bilanci 2010 (al netto dei tagli ai trasferimenti) e quelle di quest'anno.
Per i primi due anni, infatti, il fondo deve «assicurare ai Comuni un ammontare di risorse pari ai trasferimenti soppressi», ma questa clausola vale per il comparto nel suo complesso. La partita vera si gioca sulla sua distribuzione, e i sindaci chiedono che il pareggio sia garantito quest'anno per ogni singolo ente.
Per centrare l'obiettivo, però, occorreranno clausole di salvaguardia per garantire la copertura nel caso in cui qualche entrata (per esempio la cedolare secca) si rivelasse meno generosa del previsto. L'esigenza di un passaggio morbido ai bilanci federalisti, comunque, appare condivisa dal Governo, anche perché è difficile imporre modifiche radicali a meno di un mese dai termini per la chiusura dei bilanci preventivi.
Negli ambienti governativi l'idea è prevedere un avvio graduale degli effetti della riforma, prevedendo i primi effetti importanti a partire dal prossimo anno, quando dovrebbero entrare in vigore i fabbisogni standard su due funzioni fondamentali («amministrazione generale» e Polizia locale nel caso dei Comuni). Trattandosi di gettito fiscale, le entrate legate al fondo di riequilibrio dovranno essere iscritte nel bilancio al titolo I, quello che identifica le entrate tributarie, come confermato anche dal Viminale.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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