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NOVITÀ NORMATIVE

CON IL DECRETO SVILUPPO AI COMUNI LA GESTIONE DEI RUOLI.

Un'uscita progressiva di Equitalia dal campo dei tributi locali, con la riscossione che finirebbe interamente nelle mani dei Comuni insieme all'entrata a regime del federalismo fiscale.
È una delle indicazioni contenute in quella sorta di «Linee guida parlamentari» per la riforma della riscossione, presentate in settimana dalla commissione Finanze e destinate a essere votate martedì alla Camera. Su questo tema, per ora il testo preparato dalla commissione Finanze di Montecitorio si limita a disegnare uno scenario, ma l'idea non è un fulmine a ciel sereno: l'ipotesi di «concentrare l'operatività di Equitalia sulla riscossione dei crediti di natura tributaria e contributiva» mette infatti nero su bianco per la prima volta in un atto del legislatore la risposta a un disagio crescente, anche se tenuto sottotraccia, dell'agente nazionale della riscossione nel rapporto con Ici, Tarsu e multe. Il motivo è presto detto: rispetto a fisco nazionale e contributi, i tributi locali offrono il doppio dei problemi e la metà dei risultati.
La prova è nei numeri, per esempio quelli riportati nel consuntivo 2010 di Equitalia, che mostrano come gli «ottimi risultati» della riscossione richiamati più di una volta dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti si raggiungano soprattutto quando il creditore è lo Stato: rispetto al 2009, i frutti dei ruoli erariali sono cresciuti del 16,3% a 4,6 miliardi, quelli legati a Inps e Inail hanno portato il 15,7% in più (2,8 miliardi), mentre la riscossione coattiva per Regioni, Province, Comuni e Consorzi ha fermato la propria crescita all'8,4%, attestandosi a 1,4 miliardi, vale a dire 110 milioni in più dell'anno prima.
«Sulla fiscalità locale – ha concluso Attilio Befera, nella sua veste di presidente di Equitalia, nel corso della prolusione sull'esercizio 2010 – grandi difficoltà ancora impediscono all'attività di riscossione di raggiungere i livelli di efficienza ottenuti in altri settori». Il problema, ha spiegato Befera, è che i ruoli locali rimandano a «oltre 10mila unità organizzative», caratterizzati da «criticità forti e diffuse», «inefficienze spesso riconducibili a difficoltà di comunicazione ed interazione fra banche dati e sistemi informativi di Enti diversi».
La moltiplicazione degli interlocutori dipende anche dall'«esclusiva» di Equitalia sul ruolo, che rappresenta lo strumento più efficace per la riscossione coattiva.
Oltre agli enti locali, infatti anche le società locali della riscossione scelgono spesso di fare riferimento a Equitalia sul fronte della coattiva, proprio per poter utilizzare i ruoli.
Tutti gli altri soggetti devono ricorrere infatti all'ingiunzione, disciplinata da un Regio decreto del 1910 e inapplicabile in molti settori.
Molte conservatorie, per esempio, negano la possibilità di effettuare iscrizioni ipotecarie, aprendo la strada a molti contenziosi. Una serie di sentenze, in passato, ha stoppato anche la riscossione delle multe tramite ingiunzione, prima che la Cassazione intervenisse a rimuovere questo tipo di ostacolo.
Lo stesso blocco dei pagamenti, che impedisce alle Pa di onorare gli impegni con fornitori che risultino debitori al Fisco di almeno 10mila euro, soglia che dovrebbe ora alzarsi a 20mila, si riferisce alle «somme iscritte a ruolo», per cui non si applica ai contribuenti colpiti dall'ingiunzione.
Il doppio binario è alla base anche della mancata partenza della «liberalizzazione», che dal 1° gennaio 2011 avrebbe dovuto imporre la regola dell'affidamento con gara della riscossione locale. Le competizioni si sarebbero infatti svolte fra soggetti con armi differenti, in uno squilibrio a favore di Equitalia che non appare però più interessata al tema. La riforma federalista che dovrebbe far uscire l'agente nazionale dalla riscossione locale non potrà evitare di affrontare anche questo nodo.
L'altro è legato alla scadenza sull'addio dei ruoli inesigibili, che dopo anni di rinvii a ripetizione non ha più trovato appigli nell'ultimo Milleproroghe ed entro settembre inonderà gli enti di comunicazioni sui crediti fiscali iscritti fra 1999 e 2008 che ora non si riesce più a riscuotere. Impossibile ipotizzare da parte dei Comuni un controllo a tappeto per verificare quanti di questi ruoli siano effettivamente da considerare perduti, anche perché la massa di arretrati si sovrapporrà alle comunicazioni "ordinarie" di inesigibilità dei ruoli successivi all'ottobre del 2008, che scadono entro tre anni.
La conseguenza sarebbe la teorica cancellazione in molti Comuni di residui attivi, vale a dire di vecchie entrate ancora da riportare in cassa, per centinaia di milioni di euro: il Comune di Milano (consuntivo 2009), giusto per fare qualche esempio, conta per esempio 160 milioni di entrate tributarie nate fra 2001 e 2008 e ancora da riscuotere, mentre a Napoli, in un mare da 466 milioni di euro, i revisori dei conti hanno già messo il timbro di «dubbia esigibilità» a 195 milioni. Si tratta, insomma, di una partita enorme, che rischia di far traballare molti conti locali se non si trova una via d'uscita "morbida" dal problema degli arretrati.
Indicazioni più chiare su tutti questi temi emergeranno comunque a partire da martedì prossimo, quando Montecitorio voterà la risoluzione nata nella maggioranza (il primo firmatario è Maurizio Bernardo, Pdl). Oltre al destino della riscossione locale, le indicazioni prevedono l'innalzamento da 10mila a 20mila euro della soglia di debito sotto la quale non possono scattare ipoteca o esproprio, l'obbligo di avvisare preventivamente il contribuente quando l'iscrizione riguarda la prima casa e un nuovo intervento agevolativo sulle rate dei contribuenti in difficoltà, dopo quello (limitato) appena varato con il «Milleproroghe».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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