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NOVITÀ NORMATIVE

FEDERALISMO: IN ARRIVO I SOLDI.

Federalismo fiscale senza scossoni per i comuni. Almeno per il 2011. Nel primo anno di vita della riforma, con i bilanci municipali da chiudere entro il 30 giugno e i fabbisogni standard ancora da definire, il governo ha scelto la linea soft nella ripartizione del fondo di riequilibrio. E ha garantito ai sindaci sostanzialmente le stesse risorse dell'anno scorso.
Gli enti sotto i 5 mila abitanti (che rappresentano il 70% del totale dei comuni italiani) non perderanno nemmeno un euro, anzi in alcuni casi ci guadagneranno, mentre per i grandi centri viene stabilito un paracadute che limiterà le perdite allo 0,28%.
A farne le spese ovviamente le città più popolose e storicamente premiate dai trasferimenti erariali come Roma e Napoli che perderanno rispettivamente 2 e 1,3 milioni di euro. A Milano e Torino mancheranno invece 1,15 milioni e 847 mila euro. In totale finiranno sul territorio 11,265 miliardi di euro, ripartiti tra compartecipazione Iva (2,889 miliardi) e fondo di riequilibrio (8,375 miliardi). Qualcosa in più (circa 22 milioni di euro) rispetto ai primi calcoli della Copaff.
Entro giugno i comuni riceveranno i due terzi delle spettanze, mentre la restante quota sarà versata entro novembre. Il via libera alla ripartizione dei due pilastri della futura fiscalità locale è arrivato ieri con due distinti accordi, in Conferenza Unificata (per il dpcm sull'Iva) e in Conferenza stato-città (per il fondo di riequilibrio). Il governo ha incassato il consenso dell'Anci dopo che tutte le condizioni poste dai sindaci hanno trovato accoglimento. In materia di Iva l'aliquota di compartecipazione è stata fissata al 2,58% e la fetta di imposta sul valore aggiunto che andrà nelle casse dei 6.700 comuni delle regioni a statuto ordinario è stata determinata dividendo il gettito regionale per il numero di abitanti.
Un calcolo, tutto sommato semplice, che premia Emilia-Romagna e Toscana i cui comuni riceveranno rispettivamente 67 e 66 euro per abitante, seguite da Lombardia, Lazio e Liguria (rispettivamente con 64,78, 64,75 e 64,68 euro pro capite). Più complessa, invece, la ripartizione del fondo, in considerazione delle tante variabili poste dalla legge.
Così come previsto dal dlgs sul fisco municipale il 30% del fondo (e dunque 2,512 miliardi di euro) è stato suddiviso tra i comuni sulla base del numero di abitanti. Il dpcm ha poi previsto criteri distinti per i piccoli comuni e per quelli con più di 5 mila abitanti. Ai mini-enti, in cui la somma dell'Iva e della fetta del fondo attribuita in base alla popolazione non garantiva almeno la stessa cifra dei trasferimenti fiscalizzati, è stato riconosciuto un importo aggiuntivo.
Ai grandi centri è stato attribuito un ulteriore 10% del fondo in proporzione al peso di ciascun comune nella produzione del gettito dei tributi immobiliari. E per finire sono stati previsti due tetti, uno per eccesso e un altro per difetto, in modo da limitare in positivo o in negativo l'ammontare dei nuovi importi: ai sindaci non potrà andare più del 110% dei trasferimenti fiscalizzati e meno del 99,72%. Con una perdita contenuta dunque allo 0,28%.
FONTE: ITALIA OGGI

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