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NOVITÀ NORMATIVE

CON IL FEDERALISMO ALCUNI COMUNI SARANNO AVVANTAGGIATI.

Tutto il meccanismo è stato congegnato per non far perdere soldi ai Comuni dei territori caratterizzati da un Fisco più povero. Nel nuovo "fondo sperimentale di riequilibrio", che è stato definito con l'accordo di martedì scorso fra Governo ed enti locali e che accompagnerà i primi tre anni di federalismo fiscale, c'è anche chi ha pescato il jolly.
Si tratta di un centinaio di sindaci di Comuni medi e piccoli (il maggiore è Pomezia, in provincia di Roma, il più piccolo è Temù, un migliaio di abitanti in Val Camonica), che possono mettere da parte ogni timore, e dimenticare anche i maxitagli ai trasferimenti imposti dall'ultima manovra a tutti i Comuni con più di 5mila abitanti. Loro, dal nuovo sistema, ci guadagnano, e anche tanto.
Il più fortunato è Rosolina, provincia di Rovigo: il vecchio sistema dei trasferimenti statali assegnava al Comune 350mila euro e qualche spicciolo, l'accoppiata di Iva più fondo di riequilibrio gliene porta 721mila; il doppio abbondante. Tra gli altri, la maggioranza ottiene un bonus del 10%, che in pratica basta a sterilizzare la stretta ai trasferimenti, ma c'è anche chi ottiene vantaggi compresi fra il 40 e il 90 per cento.
Merito del ricco Fisco del Nord, che dovrebbe imbottire di risorse Padania e dintorni? Nemmeno per sogno, visto che il secondo ente nella graduatoria dei "vincitori" alla prima roulette federalista è Porto Cesareo, provincia di Lecce, e nell'elenco compaiono anche Anzio e Ladispoli, sul litorale romano, Mareggio e Leporano (Taranto), Tarquinia (Viterbo), o Campomarino (Campobasso).
La spiegazione è nelle due parti "fisse "fra le voci chiamate a sostituire gli assegni statali tipici della vecchia finanza derivata: la compartecipazione Iva, distribuita su base regionale, e i 2,5 miliardi di euro (il 30% del fondo di riequilibrio) che sono distribuiti in base alla popolazione. Il primo fattore premia naturalmente la ricchezza dell'Iva regionale, e spiega la preponderanza numerica dei Comuni settentrionali e del Lazio nella griglia dei "premiati", mentre il secondo dipende solo dalla dimensione demografica e spinge anche gli enti locali che già dalla sola Iva riceverebbero una dotazione quasi sufficiente a pareggiare i trasferimenti.
Il risultato finale dell'operazione, comunque, sfugge a una logica univoca, anche perché i trasferimenti erariali, termine di confronto delle nuove entrate, rispondevano a meccanismi disomogenei, stratificati nel tempo e spesso difficili da ricostruire anche per gli stessi addetti ai lavori. Il cambio di passo, che chiarisce i valori di base nel finanziamento dei Comuni, abbandona questo quadro frastagliato e di conseguenza offre più di una sorpresa.
L'anno prossimo, le differenze potrebbero crescere, perché con l'avvio dei fabbisogni standard il Governo conta di attenuare anche la perequazione, totale nel 2011; un'evoluzione che potrebbe spingere ancora di più i «fortunati», ma che imporrà ai Comuni caratterizzati da un gettito fiscale meno generoso qualche sacrificio in più.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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