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NOVITÀ NORMATIVE

I BILANCI DEI COMUNI SI ALLINEERANNO A QUELLO DELLE REGIONI.

Sulla corretta imputazione in bilancio delle spese pluriennali regioni e comuni dovranno parlare un unico linguaggio. In modo da eliminare l'attuale discrasia originata dal fatto che le regioni imputano le uscite al momento del pagamento (regime di cassa), mentre i sindaci le spalmano sul bilancio triennale grazie al principio della competenza finanziaria.
Spetterà ai comuni, dunque, che adesso godono di un regime più favorevole (perché, si sa, è la competenza che aiuta a chiudere i bilanci) fare un piccolo sacrificio, allineando gradatamente la competenza alla cassa. Gradatamente, perché la transizione al nuovo sistema contabile dovrà essere indolore e per questo sarà oggetto di sperimentazione da parte dei municipi che lo vorranno.
Sono queste le ultime indicazioni emerse dai lavori della Bicamerale per il federalismo che la prossima settimana chiuderà la partita sul settimo decreto attuativo del federalismo (in realtà sarebbe l'ottavo in ordine di presentazione, ma poi il testo ha sorpassato nella tabella di marcia del governo il provvedimento su premi e sanzioni su cui sindaci e governatori hanno alzato le barricate).
Il calendario messo a punto dal presidente della commissione, Enrico La Loggia, prevede tempi stretti. Lunedì pomeriggio scadrà il termine per la presentazione delle proposte di parere, mentre martedì sarà la volta degli emendamenti e dei pareri alternativi. Mercoledì, invece, compatibilmente con i lavori di camera e senato, ci sarà il voto finale. Che non dovrebbe riservare sorprese in considerazione dell'estremo tecnicismo del decreto e del lavoro comune fin qui condotto dai due relatori Roberto Simonetti (Lega) e Linda Lanzillotta (Api-Terzo Polo) i quali dovrebbero limitarsi a poche modifiche rispetto al testo varato dal consiglio dei ministri. «Non è nostra intenzione stravolgere il decreto», dice a ItaliaOggi Simonetti. Che conferma: «la questione più importante da dirimere al momento riguarda la corretta imputazione in bilancio delle spese pluriennali. Un argomento su cui regioni e comuni hanno sistemi diversi. L'obiettivo è arrivare nel 2014 a un bilancio il più vicino possibile alla sola cassa dopo aver compiuto un'attenta sperimentazione nei comuni che lo vorranno».
La sperimentazione in particolare è stata chiesta dall'Anci in modo da permettere ai comuni di valutare attentamente i pro e i contro della nuova contabilità. «La scelta di sperimentare la riforma su alcuni comuni», ha dichiarato Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia e vicepresidente Anci con delega alla finanza locale, «darà la possibilità di studiare l'applicabilità immediata delle regole contabili per gli enti locali e di evidenziarne criticità e punti di forza. Inoltra sarà possibile, fatta una sintesi dei risultati ottenuti, prevedere la giusta formazione per tutti gli enti che poi dovranno applicare la riforma, offrendo la possibilità dell'utilizzo non di un sistema ibrido ma integrato con la realtà contabile dei comuni in un unico percorso».
Un altro problema su cui l'Anci ha chiesto chiarezza riguarda il coordinamento tra il federalismo e la legge di contabilità e finanza pubblica (n. 196/2009). Come evidenziato anche dal presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino in audizione, i due provvedimenti parlano già linguaggi contabili diversi (il primo adotta infatti il criterio della competenza finanziaria, le spese vengono imputate all'esercizio in cui si sono giuridicamente perfezionate che però «mal si concilia con la nozione di competenza giuridica che sta alla base della legge 196). E non si tratta certo di un buon inizio se l'obiettivo è l'armonizzazione dei bilanci. Di qui la richiesta dell'Anci di coordinare le due riforme «in modo da fornire ai comuni un quadro organico e simmetrico della materia».
Per finire, altro tema caldo riguarda le società partecipate che ai sensi del decreto saranno tenute a consolidare i conti con i comuni azionisti. Sul punto è stato meglio delimitato l'ambito di applicazione del dlgs in modo da non fare sconti a nessuno. «E' inutile prenderci in giro, le esternalizzazioni sono spesso un modo per eludere la legge e aggirare il Patto. L'obbligo del bilancio consolidato dovrebbe scrivere la parola fine su questa brutta abitudine».
FONTE: ITALIA OGGI

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