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NOVITÀ NORMATIVE

PATTO REGIONALE CON COMPENSAZIONI.

Una stanza di compensazione sul patto di stabilità. Gli enti locali che in un determinato anno abbiano beneficiato di una modifica in senso migliorativo del proprio obiettivo, grazie ai maggiori spazi finanziari a essi concessi da altri enti tramite la stanza di compensazione regionale, dovranno peggiorare gli obiettivi assegnati per il biennio successivo per un importo complessivamente pari alla quota loro attribuita nel primo anno. È questa la novità principale introdotta dal ministero dell'economia nell'ultima versione della bozza di decreto chiamato dall'art. 1, c. 141, della l. 220/10 a dettare le linee guida per l'applicazione del Patto regionale «orizzontale».
Si tratta dello strumento che, al fine di meglio calibrare i vincoli del Patto in ragione delle diverse situazioni finanziarie dei singoli enti, consente alle regioni di operare compensazioni fra gli obiettivi dei comuni e delle province del proprio territorio, fermo restando l'obiettivo aggregato annuale ad essi assegnato.
Rispetto al testo inizialmente presentato dallo stesso Mef , la nuova versione presenta alcune significative novità, che sembrano destinate a complicare ulteriormente la vita agli operatori.
In particolare, è stata introdotta una disposizione che impone di recuperare dagli enti che, in un determinato anno, abbiano beneficiato di una modifica in senso migliorativo del proprio obiettivo i maggiori spazi finanziari a essi concessi da altri enti tramite la stanza di compensazione regionale. Ciò attraverso il contestuale peggioramento degli obiettivi assegnati per il biennio successivo agli stessi enti beneficiari per un importo complessivamente pari alla quota loro attribuita nel primo anno. In tal modo, viene garantita agli enti che cedono spazi finanziari la restituzione, entro due anni, della quota da essi ceduta.
Tale disciplina presenta due evidenti criticità. In primo luogo, rischia di ingessare le compensazioni, costringendo le regioni ad imporre agli enti in difficoltà percorsi di rientro a tappe forzate, che potrebbero rivelarsi insostenibili, per restituire spazi finanziari a enti che potrebbero non averne necessità. In secondo luogo, presuppone che la struttura del Patto rimanga invariata nel triennio, il che è tutt'altro che certo se si considera che la relativa disciplina finora è stata modificata almeno una volta tutti gli anni (e talvolta anche più volte in corso d'anno). In presenza di un futuro, ulteriore inasprimento del Patto (tutt'altro che impossibile nell'attuale quadro delle finanze pubbliche), il meccanismo si rivelerebbe anche iniquo, poiché non consentirebbe di «scontare» il valore degli spazi finanziari ceduti nel primo anno applicando un «tasso» corrispondente al maggior peso della manovra correttiva sopravvenuta. 100 euro ceduti oggi potrebbero valere assai meno nei prossimi anni se il Patto per il biennio 2012-2013 richiedesse agli enti locali uno sforzo aggiuntivo. In sostanza, gli enti in difficoltà verrebbero costretti ad un assumere un sorta di debito a tasso variabile, che potrebbero non essere in grado di rimborsare.
L'altra novità del nuovo testo è la scomparsa di qualsiasi riferimento agli incentivi che le regioni potranno riconoscere agli enti che alimenteranno il meccanismo delle compensazioni (oltre al riconoscimento del credito per il biennio successivo, come descritto in precedenza) e alle sanzioni applicabili a quelli che, invece, dovessero conseguire a fine esercizio un saldo superiore all'obiettivo senza essersi attivati per cedere il surplus. Non è chiaro se la soppressione di tali previsioni significhi che le regioni avranno mano libera o se, viceversa, che dovranno attenersi rigidamente alla disciplina degli incentivi e delle sanzioni dettata dal legislatore statale.
Per il resto, tutto sostanzialmente invariato rispetto alla prima stesura. Le regioni (che potranno accedere al sistema informativo del Mef per acquisire le necessarie basi informative) riceveranno le segnalazioni di province e comuni entro il 15 settembre (termine non previsto dalla legge) e dovranno disporre le compensazioni entro il successivo 31 ottobre.
Questo timing dovrebbe valere solo per il 2011, giacché per gli anni successivi la l. 220/10 cit. fissa la dead line al 30 giugno. Si tratta di un termine irrealistico, considerate le attuali dinamiche temporali della finanza locale e l'ormai abituale slittamento dei termini per l'approvazione dei bilanci preventivi. Invero, la bozza di decreto sembra ignorare tale scadenza, che quindi potrebbe essere definitivamente posticipata attraverso un futuro intervento legislativo correttivo. Infine, si conferma che il Patto regionale potrà essere declinato anche a livello provinciale, assegnando agli enti di area vasta un ruolo di coordinamento territoriale di secondo livello.
Si tratta di una previsione interessante anche se di non semplice applicazione.
FONTE: ITALIA OGGI

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