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NOVITÀ NORMATIVE

DOPO I REFERENDUM DA COLAMARE I VUOTI SU GESTIONI E AFFIDAMENTI.

Le idee più chiare, per ora, in Parlamento, sembra averle il Pd, intenzionato a far passare un'interpretazione moderata dell'esito del referendum sui servizi pubblici locali e a far ripartire la discussione sull'acqua dalla propria proposta di legge, firmata da Pierluigi Bersani e da tutto lo stato maggiore del gruppo alla Camera: fu presentata il 16 novembre 2010. Non prevede la ripubblicizzazione integrale dell'acqua, ma lascia agli enti locali di scegliere fra in house, spa miste e concessioni a terzi.
Si attende ora la mossa di Antonio Di Pietro, che ha già fatto capire di considerarsi il vero vincitore del referendum ma non ha ancora preso posizione su una possibile disciplina legislativa, mentre il Governo in questa fase sta alla finestra, per evitare l'accusa di voler fare un atto di protervia rispetto alla volontà popolare. Semmai dal Governo si attende il completamento dell'iter che porterà alla costituzione della nuova Agenzia per l'acqua, avviata con l'articolo 10 del decreto legge sullo sviluppo economico.
Per ricostituire il tessuto delle regole per i servizi idrici dopo il terremoto referendario ci sarebbe anche la proposta di iniziativa popolare che già dice tutto dall'epigrafe: «Princìpi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico». Fu presentata dai comitati dell'acqua che hanno anche raccolto le firme per il referendum: la commissione Ambiente della Camera cominciò a discuterla il 22 gennaio 2009, con relatore Domenico Scilipoti, allora Idv, ma non fece poi passi avanti e fu accantonata.
La questione più urgente e delicata che la nuova legge dovrà affrontare riguarda alcuni vuoti normativi creati dall'abolizione dell'articolo 23-bis del Dl 112/2008 e del suo regolamento attuativo (Dpr 168/2010). Non ovviamente il "cuore" del referendum, passato al vaglio della Corte costituzionale, cioè il ripristino degli affidamenti in house, che si può fare con il semplice richiamo ai principi comunitari e alle pronunce del Consiglio di Stato. La doppia condizione da rispettare è che l'amministrazione eserciti sul soggetto affidatario un «controllo analogo» a quello esercitato sui propri servizi (attraverso un controllo del 100% del capitale) e che il soggetto affidatario svolga la propria «attività prevalente» in favore dell'ente pubblico di appartenenza.
Più complicato sarà, per esempio, applicare la disciplina della «gara a doppio oggetto» nella scelta del socio privato per una spa mista a controllo pubblico, sempre possibile per gli enti locali. Anche qui c'è il riferimento comunitario, che verrà in aiuto, ma la procedura, codificata per la prima volta in Italia dall'articolo 23-bis, ora non avrà più il paletto dell'ordinamento interno, importante quando si fa una gara.
Ancora più delicato è il ritorno alla situazione normativa preesistente all'articolo 23-bis per alcune norme di salvaguardia delle gestioni esistenti affidate senza gara. Il regolamento approvato con Dpr 168/2010 ha infatti abrogato le disposizioni dell'articolo 113, comma 15-bis, del testo unico sugli enti locali (Dlgs 267/2000) che davano copertura ad alcune gestioni oggi non più previste dalla nuova situazione legislativa perché affidate senza gara a soggetti diversi dall'azienda controllata al 100% dell'ente pubblico locale (come le spa miste e quelle quotate in Borsa). L'abrogazione del regolamento, conseguente alla scelta referendaria, non fa ovviamente rivivere le norme abrogate.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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