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NOVITÀ NORMATIVE

SI DISCUTE DELL'ESENZIONE ICI SULL'ABITAZIONE PRINCIPALE.

«Da studiare» secondo la politica. «Irricevibile, almeno in questo contesto», per i proprietari. Il check up sul federalismo fiscale, che impegna la Bicamerale in queste settimane nel riesame dei decreti attuativi già approvati per correggere quello che non va, punta l'attenzione sul provvedimento dedicato al Fisco dei Comuni, quello che da subito aveva alimentato il dibattito più acceso. Al suo interno, torna d'attualità l'esenzione totale dall'Imu (come accade oggi con l'Ici) dell'abitazione principale, che nel nuovo quadro federalista porrebbe più di un problema.
«Sul piano tecnico - ha spiegato Luca Antonini, il presidente della commissione paritetica per l'attuazione della riforma, si creano forti distorsioni», perché si premiano i Comuni turistici, dove sono tante le seconde case, e si finisce per far pagare le scelte fiscali dei sindaci a chi abita altrove, con buona pace del principio federalista del «giudizio degli elettori».
Sul tema si interroga anche la politica, con una parte dell'opposizione che si dice pronta a ridiscutere la questione, ma l'idea si scontra con il cantiere della riforma fiscale: su quel fronte il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è stato tranchant, e ha chiarito che «non abbiamo la minima intenzione di tassare la prima casa».
Sulla linea tremontiana si collocano anche i proprietari di casa di Confedilizia, con una chiave di lettura che però non si limita "banalmente" a respingere al mittente ogni ipotesi: «Noi abbiamo detto fin dall'inizio - argomenta il presidente Corrado Sforza Fogliani - che il federalismo avrebbe dovuto migliorare l'efficienza degli enti locali mettendoli in competizione fra loro; così non è stato, i Comuni e le Province hanno ottenuto di tutto, compresa una formulazione extra-large dell'imposta di scopo, e in un quadro come questo l'idea di rimettere mano alla prima casa è inaccettabile».
Proprio sull'imposta di scopo, tra le altre cose, si concentra l'altro capitolo delle «distorsioni» create da un fisco immobiliare che si basa sulle seconde case. L'imposta, infatti, segue l'idea di un «patto» fra cittadini e amministratori, in cui il sindaco chiede uno sforzo extra in cambio di opere (prima di tutto infrastrutture) destinate a migliorare la vita della comunità amministrata: presentando il conto a chi abita altrove, il meccanismo si inceppa.
I nodi dell'Imu, l'imposta che dal 2014 sostituirà l'Ici, si intrecciano poi con quelli dei livelli di finanziamento da garantire con la riforma. Gli amministratori locali chiedono di sterilizzare i tagli 2010, con una clausola come quella offerta alle Regioni, il che all'atto pratico si tradurrebbe in un aumento del gettito immobiliare riconosciuto agli enti locali. Per raggiungere quest'obiettivo, è la stessa Anci a ricordare nel documento appena presentato in bicamerale le due opzioni possibili: «vanno aumentate le percentuali di compartecipazione ai tributi immobiliari, all'Iva e alla cedolare secca, oppure va aumentata l'aliquota base dell'Imu».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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