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NOVITÀ NORMATIVE

REGIONI ED ENTI LOCALI PROTESTANO CONTRO LA MANOVRA.

Una manovra che azzera il federalismo fiscale e che mette pesantemente a rischio tutti i servizi sul territorio. Governatori, sindaci e presidenti di Provincia respingono al mittente il decretone del Governo e quei tagli che solo per i bilanci locali vale 9,6 miliardi nel 2013-2014 e altri 7,5 di minori finanziamenti per la sanità. E ieri, scottati dall'improvvisa disdetta del vertice programmato con l'Esecutivo, sono passati insieme al contrattacco. Diserteranno tutti gli impegni istituzionali, a cominciare dalla Conferenza unificata di oggi, dove si presenteranno solo per ufficializzare le critiche e illustrare gli effetti della manovra che si scaricheranno sui cittadini.
Assistenza sociale, trasporto pubblico locale, livelli di assistenza sanitaria, politiche di sostegno alle imprese, investimenti: è questo, secondo le autonomie, il lungo elenco di servizi sui quali inciderà come un bisturi la manovra. Berlusconi - al quale chiedono un incontro urgente - deve «assumersi la responsabilità delle ricadute sui servizi fondamentali per il Paese», hanno scritto in una lettera. Insomma: sui tagli il premier "deve metterci la faccia".
Anche perché, contestano come già con la manovra dell'anno scorso, la strada seguita col decretone tradisce il «leale spirito di collaborazione»: gli amministratori locali contestano di essersi trovati di fronte a scelte «unilaterali» del Governo, a dispetto della cooperazione istituzionale che pure è scritta nella legge. «Le Regioni, i Comuni e le Province ritengono che la manovra non assicuri il governo del territorio, anche vanificando di fatto il percorso del federalismo fiscale».
«È un inaccettabile centralismo di ritorno», è l'accusa mossa contro una manovra che mette in dubbio «l'intero cammino fin qui compiuto col federalismo fiscale, sul quale viene messa una pietra tombale», mettono in guardia. I sindaci hanno anche annunciato che non parteciperanno più al dibattito in Parlamento sul decreto "premi e sanzioni": come possono pagare (la perdita del posto, l'ineleggibilità e l'interdizione dai pubblici uffici per dieci anni) per eventuali disavanzi possono dipendere solo dalle scelte «unilaterali» del Governo?
E per questo, pur senza sottrarsi alle proprie responsabilità, gli amministratori locali invocano scelte «radicalmente diverse», sperando di trovare sponde e orecchie attente in Parlamento.
Uno strappo unanime - quello di Regioni, Anci e Upi - al di là delle casacche di partito. Per i governatori ieri sono scesi in campo tutti: da Vasco Errani (Emilia Romagna, Pd) a Roberto Formigoni (Lombardia, Pdl) a Renata Polverini (Lazio, Pdl). Più defilati ufficialmente i due governatori leghisti, anche se l'altro ieri Luca Zaia (Veneto) s'era già dichiarato profondamente insoddisfatto.
Altrettanto significativa la dura presa di posizione ribadita da Osvaldo Napoli, presidente facente funzioni dell'Anci, vicecapogruppo Pdl alla Camera e tra i deputati ritenuti più vicini al premier: «Riteniamo questa manovra fortemente iniqua», rappresenta «la fine del federalismo». Concetti ribaditi da una nota dell'ufficio di presidenza che critica la scelta di assegnare ai Comuni, con un taglio di 3 miliardi che si somma ai 2,5 del 2012, «un obiettivo non conforme al peso che hanno sul deficit complessivo della Pa».
Al tempo stesso il documento definisce «le norme sui virtuosi totalmente sbagliate perché producono risultati opposti a quelli sperati» e decreta la sospensione di tutte le attività volte all'attuazione del federalismo. Ma potrebbe non finire qui: se necessario, i sindaci sono anche pronti a ricorrere alla Consulta «per evitare l'impatto della manovra. Tanto più che dalla manovra è sparita, lamenta l'Anci, la norma «salva-cassa» con l'effetto di mettere «seriamente a rischio il pagamento degli stipendi dei dipendenti e il rispetto dei contratti».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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