PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

PATTO DI STABILITA': LA MANOVRA NASCONDE INSIDIE.

Patto di stabilità: con la manovra correttiva rimangono i vincoli attuali, che vengono però estesi anche alle autonomie speciali. A prima lettura, il dl 98/2011 sembra orientato a rivoluzionare il Patto di stabilità interno, generalizzando l'approccio di tipo territoriale fino ad oggi consentito solo alle autonomie speciali.
Ma nei meandri delle norme potrebbe nascondersi qualche insidia.
Per le autonomie ordinarie, tutti i meccanismi del Patto (obiettivi, monitoraggio, incentivi e sanzioni) hanno finora sempre mantenuto un'impostazione prevalentemente «top down» (regole imposte dallo stato agli altri livelli di governo), «per comparti» (regole definite distintamente per regioni, province e comuni) e «atomistica» (regole definite per ciascun ente destinatario).
L'unica, parziale deroga (consentita solo dal 2008) ha riguardato il cosiddetto Patto regionale, ovvero la possibilità per le regioni di operare compensazioni sia in «verticale» (peggiorando i proprio obiettivi per migliorare quelli degli enti locali del proprio territorio) che in «orizzontale» (modificando in senso migliorativo o peggiorativo gli obiettivi dei singoli enti locali, fermo restando l'obiettivo aggregato del relativo comparto territoriale).
Tuttavia, il Patto regionale ha incontrato forti resistenze, non solo da parte dell'amministrazione centrale, ma anche da parte di alcune associazioni rappresentative degli enti locali, che si sono tradotte, sul piano normativo, in vincoli assai stringenti sia sul piano dei contenuti (con esclusione di qualsiasi possibilità di revisione della disciplina statale in materia di monitoraggio e sanzioni), sia su quello della tempistica (con la previsione di termini rigidamente perentori).
La manovra messa a punto dal ministro dell'economia Giulio Tremonti delinea adesso, a partire dal 2012, uno scenario in cui ciascuna regione o provincia autonoma (previo accordo concluso in sede di Consiglio delle autonomie locali e, ove non istituito, con i rappresentanti dell'Anci e dell'Upi regionali) potrà concordare con lo stato «le modalità di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica» per sé e per tutti gli enti locali del proprio territorio.
È l'approccio da tempo seguito per le autonomie speciali e in particolare per quelle esercitano in via esclusiva le funzioni in materia di finanza locale. Esso inverte la logica prevalente del Patto, impostandolo su base territoriale (anziché atomistica e per comparti) e almeno in parte «bottom up» (giacché le relative regole sono oggetto di una sistematica concertazione fra stato, regioni ed enti locali). Il vantaggio è una maggiore aderenza del Patto alle caratteristiche (estremamente eterogenee) dei suoi numerosi destinatari e la possibilità di estenderlo (con le dovute cautele) anche agli enti che ne sarebbero esclusi per via delle loro piccole dimensioni.
Il decreto tuttavia mette non pochi paletti. Innanzitutto si ribadisce che restano ferme le vigenti sanzioni a carico degli enti responsabili del mancato rispetto degli obiettivi del Patto e il monitoraggio a livello centrale, nonché il termine perentorio del 31 ottobre per la comunicazione della rimodulazione degli obiettivi.
In sostanza, si tratta dei medesimi vincoli (di contenuto e temporali) previsti per l'attuale Patto regionale, che in tal modo verrebbero estesi anche alle autonomie speciali, che finora ne sono esenti. Inoltre, la generalizzata esclusione della componente sanitaria rischia di affossare il modello sperimentale di Patto introdotto in Trentino-Alto Adige dall'ultima legge di stabilità, che abbandona per la regione e le due province autonome la logica dei tetti di spesa per abbracciare quella del saldo onnicomprensivo (sanità inclusa).
Più in generale, la manovra sembra confermare la diversità strutturale degli obiettivi di Patto per le regioni (tetti di spesa) e per gli enti locali (saldi). In sostanza, sembra essere stata scelta un ibrido fra il modello più avanzato delle speciali e quello più circoscritto delle ordinarie. In un simile contesto, non sarà agevole arrivare ad una territorializzazione piena del Patto, con la definizione di un obiettivo unico per ciascun sistema regionale o provinciale, che possa essere spalmato ex ante sulla platea dei destinatari (con eventuale, possibile revisione anche di quest'ultima).
Più probabilmente si assisterà ancora alla sola correzione in itinere (in senso verticale od orizzontale, come oggi ma forse con qualche paletto in meno) di obiettivi predefiniti per ciascun ente in base all'accordo con lo stato.
Da non trascurare infine, il rischio di inasprimento delle sanzioni: a quelle applicabili ai singoli enti inadempienti potrebbero aggiungersi, in caso di sforamento dell'obiettivo territoriale aggregato, quelle a carico di regioni e province autonome, alle quali, nell'anno successivo, sarà chiesta una correzione aggiuntiva pari alla differenza tra tale obiettivo e il risultato complessivo conseguito.
FONTE: ITALIA OGGI

SCADENZIARIO

<novembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
303112345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930123
45678910
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio