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NOVITÀ NORMATIVE

DAL 2012 I TAGLI AI TRASFERIMENTI NON SI DECURTANO DAL PATTO.

Le forti criticità che stanno emergendo nell'applicazione degli indicatori di "virtuosità" individuati dalla manovra, sono destinate ad acuirsi. Il sacrificio chiesto ai Comuni, infatti, è molto peggiore rispetto a quanto, a una prima lettura, possa apparire. L'articolo 20 del Dl 98/2011 interviene sia imponendo un ulteriore giro di vite agli obiettivi del patto di stabilità interno (3 miliardi di euro a regime nel 2014), sia attraverso una riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio per 2 miliardi di euro, da aggiungersi agli effetti strutturali già scontati e introdotti con l'articolo 14 del Dl 78/2010.
La norma, infatti, al contrario di quanto previsto dalla manovra estiva 2010 e dalla successiva legge di stabilità 2011, impone una doppia "stretta": i maggiori saldi programmatici imposti agli enti devono essere raggiunti tenendo conto di una riduzione delle entrate pari, a regime, a oltre il 40% del fondo sperimentale di riequilibrio determinato per l'anno 2011. Importo, quello del fondo, che sarà assegnato da un apposito Dm del ministero dell'Interno di prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (le somme spettanti ad ogni singolo Comune sono già consultabili sul sito di Ifel - Fondazione di Anci).
Questa interpretazione deriva dalla lettura combinata dei commi 5 e 7 dell'articolo 20 della manovra. Il comma 5, lettera d) prevede ulteriori misure in termini di fabbisogno e di indebitamento netto per i Comuni per 1 miliardo di euro nel 2013 e di 2 miliardi per l'anno successivo. La locuzione, speculare a quella utilizzata dal legislatore nell'articolo 77 del Dl 112/2008, è da intendersi, rispetto a quello già fissato a normativa vigente, come un inasprimento del saldo programmatico ai fini del rispetto del patto di stabilità interno.
Il comma 7, invece, è relativo ad una riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio (e non alla compartecipazione Iva) per un importo pari a 1 miliardo per il 2013 e 2 miliardi per il 2014, da applicarsi a tutti i Comuni delle regioni a statuto ordinario e di Sicilia e Sardegna. La previsione, contenuta nell'ultimo paragrafo del comma 7, non deve essere letta come una riduzione generalizzata del taglio. I 2 miliardi a regime saranno applicati a tutti gli enti locali, salvo non applicarli agli enti che, sulla base dei parametri previsti, saranno considerati "virtuosi".
Il taglio netto dei trasferimenti (così continuano ad essere considerati dal Governo nonostante il decreto sul federalismo municipale abbia definito come «entrate proprie» le vecchie spettanze ministeriali nella compartecipazione Iva e nel fondo sperimentale di riequilibrio) per gli anni successivi al 2012 non potrà più essere portato in detrazione del saldo programmatico ai fini del patto come avviene attualmente. Il nuovo obiettivo dal 2014 (in sostanza raddoppiato rispetto all'attuale) dovrà essere centrato attraverso un consolidamento di minori entrate correnti.
Per centrare gli (impossibili) obiettivi imposti dalla manovra, i Comuni saranno costretti ad agire su entrambi gli aggregati di spesa rilevanti, attraverso una nuova riduzione degli investimenti e, per garantire gli equilibri di bilancio, una drastica contrazione della spesa corrente, notoriamente molto rigida.
Le criticità rappresentate saranno moltiplicate per gli enti che, nella pagella che emergerà dall'applicazione dei criteri previsti, saranno collocati nelle ultime due (delle quattro previste) classi di virtuosità. A questi ultimi toccherà, infatti, accollarsi la manovra "abbuonata" ai primi della classe, i quali, oltre a non subire nuovi tagli alle risorse correnti, potranno godere di un saldo programmatico ai fini del patto di stabilità interno pari a zero. L'importo di questo ulteriore fardello dipenderà da quanti e (soprattutto) quali Comuni saranno definiti "virtuosi".
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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