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NOVITÀ NORMATIVE

IL TETTO DEL 40% NEI CONTEGGI SUL COSTO DEL PERSONALE.

Le modifiche ai tetti nella spesa di personale apportate dalla manovra, che ha ritoccato l'articolo 76, comma 7 del Dl 112/2008, rappresentano un passo concreto per una visione consolidata del gruppo ente locale. La Corte dei conti, a sezioni riunite, si era già espressa sulle modalità di calcolo del tetto del 40% del costo del lavoro, sottolineando il fatto che il trasferimento del personale alle aziende partecipate non era da considerare una "soluzione" elusiva, ma che andava comunque ricompreso nel computo.
Nella manovra si riprende questo tema, stabilendo che nel computo si devono calcolare le spese sostenute dalle società a partecipazione pubblica totale o di controllo che abbiano un affidamento diretto o che svolgono funzioni di interesse generale o comunque strumentali. Se l'intento della norma è ovvio mancano però le indicazioni operative che, peraltro, dovevano essere disponibili da tempo, in ragione del comma 2-bis dell'articolo 18 della manovra estiva 2008. In assenza di indirizzi del Mef, però, proviamo a riflettere su un'ipotesi di applicazione della norma.
Va premesso che in linea di principio si devono "sommare" sia le spese della società al denominatore sia quelle del personale al nominatore. Chiarito questo, restano però alcune questioni su cui interrogarsi.
Quali le società da "consolidare"? Sicuramente quelle che hanno ricevuto un affidamento diretto dal Comuni, nonché le società, comunque controllate, che siano di «interesse economico generale». Vengono escluse solo le quotate, mentre, dal tenore letterale del testo, dovrebbero essere ricomprese le società che godono di un affidamento senza gara anche se effettuato da figure terze, quali ad esempio le Ato.
In che misura si effettua il consolidamento? Pare incongruo computare una società su cui si esercita il controllo con il 51% per l'intero in capo a un solo Comuni. Sembra quindi preferibile includere solo una percentuale pari alla quota di capitale detenuta. Questo è ancora più vero dove il controllo pubblico è congiunto e quindi l'azienda non è controllata da un solo Comuni.
Che cosa si consolida? La norma parla di spese e non i costi. Vanno quindi presi in considerazione, non potendo che fare riferimento al conto economico delle società (ed al loro conto consolidato, ove queste siano tenute a redigerlo), solo quei costi che hanno una contropartita finanziaria, ad esclusione quindi di ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti a fondi. Per passare da costi a spese, quindi, il conto economico andrà rettificato, depurandolo di quei costi che non hanno natura finanziaria (ad esclusione dell'accantonamento Tfr, per motivi di semplicità).
Altro problema è la modalità di calcolo delle spese. In un normale consolidato si eliderebbero, per evitare duplicazioni di partite, i costi del Comuni rispetto ai ricavi della società partecipata. Purtroppo questo non si può fare, perché il tenore della norma induce a ragionare solo sul lato delle spese.
Elidere le spese del Comuni con quelle delle partecipate svantaggerà i Comuni, che si troveranno a conteggiare il margine di profitto delle aziende. Comunque, per le società strumentali, che per legge vivono di risorse attribuite dal Comuni è forse più semplice limitarsi ad aggiungere le sole spese di personale senza toccare il denominatore, mentre per le altre società occorre individuare le risorse loro attribuite con contratto di servizio o altro titolo, in coerenza con quanto comunque viene prodotto per la relazione dei revisori alla Corte dei conti. Vanno quindi ignorate in questa "pulizia del denominatore", solo le spese che nascono da mera tariffazione, anche se erogate da società partecipate, come le bollette dell'acqua, quelle della Tia, eccetera.
Le complicazioni non sono poche e le soluzioni proposte richiederebbero la conferma di un decreto del Mef o di una circolare esplicativa. Ci domandiamo, ancora, se le nuove e rigorose letture del tetto di incidenza di spesa del personale non consiglino un rialzo, almeno temporaneo, del livello del limite del 40%, in ragione del quale, e in base a un dato di consuntivo, viene irrogata la dura sanzione del blocco totale delle assunzioni.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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