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PAGAMENTO ICI TRAMITE OFFERTA DI IMMOBILI

I crediti vantati da un comune a titolo di Ici, possono essere riscossi anche mettendo sul piatto gli immobili del debitore. Occorrerà, però, attuare degli accorgimenti che dovranno essere messi nero su bianco nel regolamento delle entrate dell'ente, al fine di tutelare il preminente interesse pubblico ed evitare, ovviamente, la causazione di un danno per le casse del comune.
È quanto si ricava dalla lettura del parere (n. 3/2010) con il quale la sezione regionale di controllo per il Lazio della Corte dei conti ha fatto luce sulla possibilità di poter compensare con immobili, un debito dovuto da un contribuente a titolo di Ici. Del resto, lo ammette anche la magistratura contabile, la possibilità di estinguere un credito tributario per compensazione è contenuta all'articolo 8 dello Statuto del contribuente.
Nei fatti oggetto del parere, dopo un annoso e lungo contenzioso arrivato sino in Cassazione, il comune di Tarquinia è creditore, a titolo definitivo, di un importo rilevante a titolo di ici. Il debitore ha prospettato, stante la portata del debito accumulatosi in tutti questi anni, di poter provvedere a «saldare il conto», cedendo al comune alcuni immobili, di valore pari al «maturato». Di qui, la richiesta del comune alla Corte sulla legittima possibilità di poter accettare una simile proposta.
In primo luogo, ha rilevato il collegio, trattandosi di ente pubblico, non vige per questi una disponibilità del rapporto tributario. Cioè, non può disporre liberamente dei suoi diritti come qualsiasi creditore, accettando il trasferimento di proprietà in luogo della prestazione in denaro. Però, sempre nell'interesse pubblico, il comune può esercitare le proprie funzioni nell'ambito di quella discrezionalità amministrativa che la legge gli riconosce. Ed è proprio questo il «grimaldello» per poter rendere applicabile l'estinzione della pretesa tributaria del comune. Qui, si legge nel parere, nel silenzio di una disposizione di legge che consenta all'organo amministrativo del comune di poter accettare una prestazione diversa da quella originaria, in adempimento di un'obbligazione tributaria, si potrà esercitare tale possibilità mediante un'espressa previsione nel proprio regolamento delle entrate. È ovvio che, una volta ammesso l'esercizio di tale evenienza, l'amministrazione comunale, se vorrà procedere concretamente, deve porre in essere degli accorgimenti non certo secondari.
Innanzitutto, partendo dal presupposto che il comune dispone di un diritto certo, liquido ed esigibile, esso deve valutare «la realizzabilità del credito in rapporto alle disponibilità del debitore» (valutazione che potrebbe aver già fatto l'agente della riscossione). Infatti, che il soggetto debitore sia incapace a soddisfare il credito, potrà andare a vantaggio di una soluzione alternativa. Ma c'è dell'altro. È pacifico che il comune dovrà fare periziare il bene proposto in pagamento. Dovrà, in poche parole, conoscere il valore reale di tale bene. Una valutazione che dovrà essere redatta, però, da un soggetto «terzo ed indipendente», il quale dovrà dare atto anche del grado di «realizzabilità di un'eventuale futura vendita del bene da parte dell'amministrazione». Ecco perché la Corte evidenzia che un ipotetico scambio dovrebbe riguardare immobili che presentano «una maggiore realizzabilità in termini monetari» (per es. gli immobili a uso abitativo).
Infine, un occhio anche ai riflessi di quest'operazione sulle casse comunali. L'amministrazione, infatti, dovrebbe procedere a ulteriori valutazioni sugli equilibri presenti e futuri del bilancio comunale, soprattutto a seguito della rinuncia di un introito finanziario di parte corrente che è immediatamente utilizzabile sia per le spese correnti che per investimenti. Pertanto, nel regolamento delle entrate necessita la motivazione secondo cui è «economicamente» conveniente ottenere un bene in natura (che va ad incrementare il patrimonio), piuttosto che una liquidità immediata, senza dimenticare che una volta acquisito tale bene, questo produrrà inevitabilmente dei costi, soprattutto in termini di manutenzione.
FONTE:ITALIA OGGI

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