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NOVITÀ NORMATIVE

CON LA MANOVRA INTERVENTI SUI COMUNI PER 3,3 MILIARDI.

Scompare la capacità di investimento, misurata dall'entità della spesa in conto capitale, e si complica la misurazione delle spese di personale, che vanno articolate in relazione alla popolazione, alle esternalizzazioni e alla dinamica fra inizio e fine del mandato amministrativo.
Sono questi i frutti delle discussioni infinite che fra mercoledì e giovedì hanno impegnato i senatori fino alle tre del mattino per trovare l'assetto definitivo dei parametri di «virtuosità», chiamati a individuare gli enti locali a cui riservare un bonus da 200 milioni nel 2012 e da escludere completamente dalla manovra a partire dal 2013.
Le ultime fatiche parlamentari, però, non hanno convinto i sindaci, che nel consiglio nazionale Anci tenutosi ieri a Livorno hanno attaccato ad alzo zero la manovra, e hanno deciso di chiedere udienza al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per esporgli il rischio di «essere schiacciati da una manovra coniugata senza alcun riguardo per i Comuni e senza tenere conto delle nostre proposte».
Il problema sono i numeri complessivi del carico sulle amministrazioni, in cui la nuova manovra si aggiunge alla coda del decreto «salva-deficit» del 2010: tra i vecchi tagli ai trasferimenti (quelli ulteriori, previsti dal decreto della manovra 2011, sono stati cancellati dal maxiemendamento) e obiettivi di saldo, che al momento continuano a calcolarsi con le vecchie regole, secondo i primi calcoli dell'Ifel a regime la manovra comprime di oltre 3,3 miliardi di euro le risorse annue a disposizione dei Comuni, e fa volare verso i 5 miliardi il saldo positivo del comparto, che ora viaggia intorno a quota 2,1 miliardi. In media, considerando fermo il livello di entrate, si tratta di ridurre la spesa corrente dell'8,6%, ma dietro questa media si nascondono molti Comuni che si troveranno ad affrontare riduzioni nell'ordine del 20-30 per cento.
«La situazione resta disastrosa - attacca Walter Vitali, senatore Pd ed ex sindaco di Bologna - e rischia di gettare alle ortiche tre anni di lavoro sul federalismo. In più, con perfidia, si è messo a carico dei contribuenti onesti la cancellazione del taglio al fondo di riequilibrio», che sarà finanziato con risorse prima destinate ai rimborsi fiscali.
A difendere le novità dalle parti della maggioranza c'è soprattutto la Lega, che ha puntato tutto sui parametri per i Comuni «virtuosi». «Finalmente si fa una distinzione tra chi merita e chi dev'essere messo dietro la lavagna», sottolinea Paolo Franco, senatore del Carroccio, che sulla base di una prima simulazione calcola che tra il 55% e il 75% dei capoluoghi settentrionali potrà affollarsi tra i virtuosi, mentre al Sud meno della metà delle città si troverà nella stessa situazione.
Per arrivare a una geografia della «virtuosità» più definita, però, occorre definire ancora altri elementi, a partire dal peso specifico di ogni indicatore. Il meccanismo prevede che i Comuni con le pagelle migliori ricevano un piccolo bonus nel 2012 (200 milioni) e, a partire dal 2013, siano del tutto esclusi dal contributo alla manovra se appartenenti alla prima delle quattro classi di virtuosità in cui saranno divisi gli enti. Più saranno i «virtuosi», però, più sarà pesante l'aggravio per gli altri, perché l'intero meccanismo è pensato per non produrre sconti complessivi al comparto degli enti locali.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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