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NOVITÀ NORMATIVE

LA MANOVRA ESTIVA ED IL PATTO DI STABILITA' PORTANO NUOVI TAGLI ALLE AMMINISTRAZIONI.

Una bordata da 218 euro a cittadino a Caserta, 190 a Venezia e Chieti, 130 a Bologna; sopra i 100 euro per abitante si collocano anche Genova, Napoli e Firenze, mentre Milano si ferma sotto quota 60 e Torino, dopo anni di super-strette, si attesta a quota 52,4.
I numeri degli effetti a regime del nuovo Patto di stabilità, al netto dei premi che saranno distribuiti se si riuscirà a individuare i Comuni «virtuosi», mostrano impatti diversi a seconda del mix contabile dei singoli enti locali, ma in ogni caso moltiplicano le cifre che erano state messe in campo dai vincoli di bilancio degli anni passati.
Gli effetti, calcolati dall'Ifel, nascono da due fattori: la manovra approvata definitivamente ieri, nell'attesa di un futuribile patto in salsa «federalista», proroga nel tempo le regole introdotte dalla manovra dell'anno scorso per calcolare gli obiettivi di saldo necessari a ogni sindaco per rispettare i vincoli di finanza pubblica, ma abbandona i correttivi che lo scorso anno erano stati introdotti in tutta fretta per evitare botte troppo dure a molti dei Comuni soggetti al patto.
In pratica, la regola prevede due passaggi: ogni Comune deve raggiungere il «saldo zero», cioè il pareggio di bilancio secondo il criterio della «competenza mista», e poi aggiungere una somma calcolata in percentuale sulla spesa corrente 2006/2008 (11,4% nel 2011, 14% per gli anni successivi).
L'anno scorso, visto l'impatto che il nuovo meccanismo avrebbe prodotto su un'ampia serie di enti molto penalizzati rispetto al 2009, la legge di stabilità aveva distribuito una serie di correttivi, che in molti casi avevano ridotto anche del 50-60 per cento gli obiettivi fissati originariamente dalla manovra. Sembra un fatto contabile, ma calato nella pratica si rivela decisamente più concreto: il Comune di Milano, per esempio, aveva ottenuto no milioni di euro per sbloccare gli investimenti sulle nuove metropolitane progettate in vista dell'Expo 2015, altri enti avevano ottenuto di correggere strette "gonfiate" da picchi di spesa nel periodo di riferimento, e così via.
A febbraio scorso, quando un decreto dell'Economia ha tradotto in cifre i benefici, si è scoperto che sconti più o meno consistenti hanno migliorato il trattamento per circa 1.400 Comuni, cioè il 60% abbondante di quelli soggetti al Patto.
L'intreccio delle regole che si sono stratificate negli anni rende in realtà quasi casuale la distribuzione degli effetti della manovra: in generale, il parametro che collega gli obiettivi di saldo alla spesa corrente penalizza chi spende troppo per il personale, ma anche chi eroga molti servizi direttamente, senza esternalizzazioni.
La prova del nove arriva per esempio dal caso della Liguria: se oltre ai capoluoghi si guardano gli aggregati regionali calcolati dall'Ifel, i Comuni della Liguria sono quelli che in media pagano più di tutti, anche perché la struttura demografica della regione, caratterizzata da un'alta incidenza di popolazione anziana, moltiplica la domanda di servizi socio-assistenziali. Un dato è certo: i Comuni che dai correttivi dell'anno scorso avevano ottenuto i benefici maggiori, incontreranno dal 2012 gli «scaloni» più elevati in termini di inasprimento dei vincoli.
Con dati come questi i sindaci torneranno alla carica sulla «insostenibilità» della manovra. Non è però solo un problema di numeri: «Al presidente Napolitano - spiega il segretario generale dell'Anci Angelo Rughetti, motivando l'aiuto chiesto giovedì al Quirinale - illustreremo il colpo inferto all'autonomia dei Comuni, sancita dagli articoli 5 e 114 della Costituzione. Individuati gli obiettivi, la scelta su come raggiungerli andrebbe lasciata alle amministrazioni, ma con la manovra ogni spazio di autonomia è stato chiuso».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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