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NOVITÀ NORMATIVE

CASSAZIONE: L'ACCERTAMENTO DEVE CONTENERE L'AVVENUTA NOTIFICA.

Garanzie più ampie per il contribuente raggiunto da avviso di accertamento. La Corte di cassazione (Sezione tributaria civile, ordinanza 16050/11, depositata il 21 luglio) ribadisce che la notifica dell'atto deve contenere anche l'avviso di ricevimento della raccomandata – così come accade nel processo civile, articolo 140 del codice di procedura – a pena della sua nullità. Non solo: la nullità della notifica travolge poi anche l'avviso di accertamento, e al contribuente in giudizio può bastare eccepire la mancanza dell'avviso nel fascicolo per stroncare ogni pretesa dell'agenzia.
Il caso preso in esame dai giudici di legittimità riguardava la decisione della Ctr di Napoli di accogliere le doglianze di un contribuente, a cui erano state notificate la cartelle di pagamento dell'Irpef per l'anno 1991. La Commissione ha però rilevato che la notifica del presupposto avviso di accertamento era nulla, mancando appunto l'avviso di ricevimento e che, per effetto, era nulla anche la «consequenziale cartella di pagamento impugnata».
Secondo l'amministrazione, che aveva portato in Cassazione il provvedimento, l'avviso di accertamento «non è un atto funzionale al processo ma un atto amministrativo», che come tale non risponderebbe alle regole delle notifiche civilistiche e che, pertanto, non perderebbe validità per la mancanza dell'avviso di giacenza della raccomandata alle poste.
Ma la Cassazione ha disatteso questa ricostruzione, rimandando a una serie di precedenti dell'ufficio (Sezioni Unite 19854/2004; 458 del 2005; 627 del 2008) secondo i quali la produzione in giudizio della raccomandata «persegue lo scopo di consentire la verifica che l'atto sia pervenuto nella sfera di conoscibilità del destinatario» e che «la sua mancanza provoca la nullità della notificazione». Conclusioni, queste, fatte proprie anche dalla Corte costituzionale con la sentenza 3 del 2010.
La conseguenza operativa del principio affermato dalla Cassazione è che la nullità può essere fatta valere dal contribuente colpendo a scelta la cartella di pagamento, o in alternativa il vizio della notifica. Identico in entrambi i casi l'esito: la pretesa dell'amministrazione cade definitivamente.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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