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NOVITÀ NORMATIVE

STRETTA AI COSTI DELLA POLITICA ANCORA DA EFFETTUARE.

Secondo le Province, che hanno presentato mercoledì la loro proposta per la riduzione dei costi della politica, bisognerebbe intervenire soprattutto su consorzi ed enti intermedi e procedere decisi all'accorpamento dei piccoli Comuni. Secondo i Comuni, si potrebbero cancellare gli organi politici delle Province, trasformandole in enti di secondo livello in cui far sedere (senza indennità aggiuntive) le Giunte dei Comuni del territorio. Secondo la legge, sia i Comuni sia le Province dovrebbero mettere mano alle indennità dei vertici politici e dei consiglieri. Il dibattito è acceso, da tempo, ma intanto tutto rimane com'era.
A scuotere tanta immobilità non è servita nemmeno una legge dello Stato. La manovra 2010, già impegnata a salvare i conti pubblici dai venti di tempesta della crisi internazionale, aveva distribuito sacrifici a tutti, e non aveva escluso i politici locali. Unica eccezione, gli amministratori dei Comuni fino a mille abitanti, dove la politica spesso coincide con il volontariato e l'indennità è «mini» come l'ente.
Tutti gli altri avrebbero dovuto ridursi stipendi e gettoni in misura crescente con le dimensioni del Comune o della Provincia: via il 3% degli emolumenti nei Comuni fino a 15mila abitanti e nelle Province fino a 500mila abitanti, meno 7% quando i residenti nel Comune oscillano fra 15.001 e 250mila e nelle province fra 500.001 e un milione, taglio del 10% negli altri.
L'austerità, precisava la manovra, sarebbe dovuta durare almeno tre anni, ma a 13 mesi dalla sua approvazione non è nemmeno partita. Motivo? Il decreto attuativo, che andava approvato entro il 30 settembre 2010, non è mai arrivato in «Gazzetta Ufficiale», l'emergenza dell'anno scorso ha lasciato il posto a quella di quest'anno, e nessuno si è preoccupato di verificare che la prima si traducesse in qualche misura concreta.
In realtà, vista la precisione con cui la manovra fissava la griglia delle riduzioni, l'attuazione avrebbe dovuto trasformarsi in una partita semplicissima, tanto più che a febbraio anche i diretti interessati avevano dato parere favorevole a una prima bozza. Il testo, però, si è incagliato a marzo al Consiglio di Stato, perché non garantiva la riduzione anche dei gettoni di presenza, oltre che delle indennità, e non funzionava nella nuova ripartizione delle fasce demografiche.
Il Consiglio di Stato ha «sospeso» il via libera in attesa dei correttivi: a quanto pare, li sta ancora aspettando.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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