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NOVITÀ NORMATIVE

LIBERO ACCESSO ALLE SENTENZE FISCALI

Libero accesso alle sentenze fiscali. Le decisioni non devono essere appannaggio delle sole parti in giudizio, ma vanno messe a disposizione di chi ne abbia concreto interesse. È questo l'importante principio sancito dalle Sezioni unite della Cassazione con la sentenza 1629/10. I giudici del Palazzaccio si sono trovati alle prese con un privato che, a seguito di un secco rifiuto della commissione tributaria regionale Piemonte, a ottenere dei documenti, aveva proposto ricorso al Tar per ottenere il riconoscimento del diritto di accesso alle sentenze. Ma anche i giudici amministrativi avevano negato l'accesso.
Due decisioni sbagliate a parere della Cassazione. Perché se la segreteria dell'ufficio della commissione provinciale non poteva eccepire l'articolo 38 del Dlgs 546/92 per non rilasciare copie, in quanto norma strettamente legata al contenzioso tributario, così il Tar doveva in prima battuta rilevare la propria incompetenza giurisdizionale senza entrare nel merito e decidere secondo l'articolo 22 della legge 241/90.
Ben diversa la chiave di lettura fornita dalla Corte alla vicenda. Ha ritenuto, infatti, che la norma da prendere in considerazione è l'articolo 744 del Cpc secondo cui i cancellieri e i depositari di pubblici registri sono tenuti, fatta eccezione per i casi determinati dalla legge, a spedire a chiunque ne faccia istanza le copie e gli estratti degli atti giudiziari da essi detenuti, sotto pena dei danni e delle spese. Ora, in mancanza di una disposizione ad hoc che preveda la possibilità di ricorrere ai presidenti delle commissioni tributarie (come accade per i giudici ordinari), in caso di rifiuto o ritardo nel rilascio di copie di atti deve essere applicata la disposizione generale dettata dall'articolo 745 del Cpc secondo cui l'istante può ricorrere al presidente del tribunale nella cui circoscrizione il depositario esercita le sue funzioni.
Diverso è il caso in cui la richiesta intenda accedere ad atti che sono detenuti non esclusivamente per il pubblico, ma per l'esercizio di funzioni pubbliche in relazione ai quali l'accesso è necessariamente condizionato a un interesse qualificato.
Per concludere, la Cassazione, dopo avere affermato la competenza in materia del giudice ordinario, ha rilevato come i pubblici depositari hanno l'obbligo non solo di tenere gli atti a disposizione del pubblico, ma anche di rilasciarne copia ai richiedenti. Sarà poi cura di questi ultimi, qualora vogliano procedere a una divulgazione della decisione, procedere a un'attenta anonimizzazione almeno fino a quando la partita si gioca nel merito.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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