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NOVITÀ NORMATIVE

MANOVRA CORRETTIVA IN ATTESA DEI DECRETI ATTUATIVI.

L'unica certezza è che il conto totale sarà salato. Ma per sapere quanto ciascuno dovrà pagare occorre attendere. È questa, in estrema sintesi, la fotografia dell'impatto della manovra appena varata sugli enti locali.
La legge 111/2011 (di conversione del dl 98/2011) impone nuovi sacrifici per 1.400 milioni di euro nel 2013 (400 per le province e 1.000 per i comuni) e 2.800 dal 2014 (800 per le province e 2.000 per i comuni) a valere sul patto di stabilità interno.
Essa, inoltre, conferma i tagli previsti dalla manovra estiva dello scorso anno (dl 78/10) e li estende agli anni 2014 e successivi, senza peraltro confermare la loro nettizzazione ai fini del calcolo degli obiettivi del Patto (espressamente prevista solo fino al 2013). Si tratta di una sforbiciata che, a partire dall'anno prossimo, varrà altri 3 miliardi (500 milioni per le province e 2.500 per i comuni), che andranno a cumularsi ai tagli già subiti negli anni scorsi. Ciò, precisa il legislatore, fino al varo di un nuovo Patto «federalista», ma è una promessa che, col passare del tempo, diventa sempre meno credibile.
Le cifre in ballo sono imponenti, ma sul loro riparto regna ancora molta incertezza. Esso dipende, infatti, da una lunga serie di variabili, che dovranno essere definite da futuri provvedimenti del governo, per la cui adozione, nella maggior parte dei casi, non è previsto neppure un termine ordinatorio. Solo alla fine di questo percorso tortuoso, destinato a intrecciarsi con quello relativo all'attuazione del federalismo fiscale, le province ed i circa 2.300 comuni con più di 5.000 abitanti potranno conoscere la loro sorte.
Innanzitutto, un decreto del Mef, d'intesa con la Conferenza unificata, dovrà suddividere tali enti in quattro «classi di merito», riempiendo di contenuti concreti i nuovi, ma pur sempre generici, parametri di virtuosità (che dovrebbero sostituirsi a quelli previsti dall'art. 14 del dl 78/2010, tutti peraltro inclusi nel nuovo elenco).
Si tratta di un passaggio decisivo, poiché per i «primi della classe» è previsto l'azzeramento delle manovre (sia di quella del 2010, che di quella del 2011), con il relativo onere che sarà posto a carico degli altri, verosimilmente con pesi differenziati a seconda della rispettiva posizione nel ranking. Per i comuni la nuova «meritocrazia» decorrerà pienamente dal 2013, mentre per le province già dal 2012.
Nel 2012, inoltre, i più virtuosi beneficeranno di uno sconto da 200 milioni, che verrà erogato con un altro decreto del Mef, d'intesa con l'Unificata: non è chiaro se tale bonus, che in ogni caso spetta anche alle regioni, riguardi anche le province, considerato che queste beneficeranno fin da subito di un obiettivo di Patto pari a zero.
Sempre dal prossimo anno partirà anche il nuovo Patto regionalizzato, in base al quale ciascuna regione o provincia autonoma potrà concordare con lo stato le modalità di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica per sé e per gli enti locali del proprio territorio. Anche in tal caso, sarà un decreto del Mef a stabilire le modalità attuative. Ovviamente, la regionalizzazione del Patto sarà condizionata dalla mappa della virtuosità, perché la «forza contrattuale» di ogni territorio, ai fini della contrattazione dei propri obiettivi, dipenderà dal numero di enti virtuosi ospitati.
Altri decreti del Mef dovranno distribuire le premialità di cui all'art. 1, c. 122, della legge di stabilità 2011 (l. 220/10) per gli enti che abbiano rispettato il Patto: ciò già nel 2011 e poi in ognuno degli anni successivi, sulla base delle risultanze dell'anno precedente. Sarà, invece, un decreto del Viminale ad applicare le sanzioni agli enti che abbiano violato il Patto, decurtando, in misura pari allo sforamento, le risorse erogate (oltre che tramite i residui trasferimenti non fiscalizzati) attraverso i fondi sperimentali di riequilibrio e perequativi previsti dai decreti attuativi della l. 42/09, come previsto dal dl 98/2011 e confermato dal decreto su «premi e sanzioni», che però ha introdotto un tetto pari al 5% delle entrate correnti accertate nell'ultimo consuntivo.
Invero, le interferenze fra manovra e federalismo fiscale vanno ben oltre il terreno delle sanzioni collegate al Patto, giacchè i criteri di riparto delle nuove entrate previste da quest'ultimo (e che saranno stabiliti con altri decreti ministeriali) saranno inevitabilmente influenzati dalla prima, che, come visto, prefigura una diversa distribuzione dei tagli introdotti dalla manovra 2010 e confermati da quella 2011.
Infine, a sparigliare ulteriormente le carte, c'è il fatto che, dal 2012, non saranno più applicabili le clausole di salvaguardia previste dai c. 92 e 93 dell'art. 1 della l. 220/10, che per molti enti si erano tradotte in significativi alleggerimenti del Patto. Ma anche il peso di tale fattore non è al momento precisamente quantificabile. Un bel puzzle, insomma, che rende molto difficile immaginare una qualsiasi programmazione di medio periodo.
FONTE: ITALIA OGGI

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