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NOVITÀ NORMATIVE

PATTO: PER CHI HA SFORATO PENALITA' RETROATTIVE.

La traduzione federalista delle sanzioni per chi non rispetta il Patto di stabilità accelera e si applica già ai Comuni e alle Province che non hanno centrato gli obiettivi di finanza pubblica nel 2010, senza aspettare il 2014 come previsto dalla versione originaria del decreto legislativo.
Il testo approvato ieri in Consiglio dei ministri conferma l'accelerazione delle nuove regole che nel pacchetto delle sanzioni inseriscono anche il taglio al fondo sperimentale di riequilibrio (e ai fondi perequativi quando la riforma sarà a regime) scongiurato dalla manovra per superare l'opposizione dei sindaci che lo ritengono «incostituzionale» perché va a colpire risorse considerate «proprie» degli enti locali dopo la riforma.
Nel 2010, in realtà, gli enti fuori patto sono stati pochini (47 Comuni e una Provincia), ma ad aiutare molti nel rispetto degli obiettivi possono essere state le manovre «elusive» messe nel mirino dalla manovra estiva, per cui le preoccupazioni si concentrano soprattutto sul 2011 e 2012.
Il meccanismo, ricalcato sul vecchio taglio ai trasferimenti, prevede una riduzione del fondo di riequilibrio pari all'entità dello sforamento realizzato nell'anno precedente dall'ente interessato. Prevista anche una clausola di salvaguardia, che non appare però troppo "generosa" nei confronti delle amministrazioni locali colpite, e che impedisce al taglio del fondo di superare il 5% delle entrate correnti complessive registrate nell'ultimo consuntivo disponibile.
Il parametro del 5%, dunque, non si riferisce all'entità del fondo federalista, ma al complesso dell'entrata corrente, cioè a un valore decisamente più alto: nel caso del Comune di Milano, per fare solo un esempio, il fondo di riequilibrio vale 332 milioni, mentre le entrate correnti si attestano a quota 1,8 miliardi di euro. Se il fondo di riequilibrio non basta a ripagare lo Stato dello sforamento realizzato dall'ente, inoltre, scatta il versamento diretto all'entrata dello Stato della quota mancante. La nuova sanzione non scatta se il mancato rispetto degli obiettivi di bilancio è dovuto a un aumento rispetto all'ultimo triennio delle spese per interventi cofinanziati dalla Ue.
Per il resto, il decreto approvato ieri conferma e rende strutturale il sistema delle sanzioni previsto dalle norme già in vigore, che negli enti fuori Patto blocca assunzioni e indebitamento, frena la spesa corrente al minimo dell'ultimo triennio e taglia del 30% indennità e gettoni degli amministratori. Un ultimo intervento sul tema esonera definitivamente dal patto le spese per gli stati di emergenza, nel limite coperto dai finanziamenti statali.
Per il resto, relazione di fine mandato e «responsabilità politica» entrano anche in Comuni e Province, e condanneranno alla rimozione e all'incandidabilità decennale gli amministratori che vengono condannati dalla Corte dei conti per danni che causano il dissesto dell'ente. Visto il numero dei dissesti, rarissimi da quando le norme hanno cancellato il ripiano statale, è difficile prevedere un'applicazione ad ampio raggio di questa versione rivista del «fallimento politico». Non a caso, le nuove norme provano a rafforzare il dissesto imponendolo agli enti che non correggono in tempo le gravi distorsioni finanziarie accertate dalla Corte dei conti.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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