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NOVITÀ NORMATIVE

CON LA CRISI RISCHIO TAGLI GIA' DAL 2012.

E l'ipotesi che ha cominciato a circolare con una certa insistenza alla vigilia del discorso del presidente del consiglio alle Camere. Il governo, per liberare le risorse necessarie a finanziare nuove misure per lo sviluppo, potrebbe anticipare i tagli sulla spesa corrente che la manovra di luglio farebbe scattare solo tra il 2013 e il 2014. E poiché circa il 90 per cento delle minori spese previste riguarda i ministeri, gli enti territoriali e la sanità, è lì che si punta per l'anticipo.
La manovra (legge 111/2011) prevede tagli delle dotazioni finanziarie dei ministeri per 3,5 miliardi nel 2013 che salgono a 5 miliardi nel 2014. Una sforbiciata che al momento dovrebbe essere calibrata con la gradualità di una nuova spending review mirata a identificare i fabbisogni standard delle singole amministrazioni centrali. Ecco allora l'ipotesi dell'anticipo: anziché aspettare il 2013 le amministrazioni potrebbero essere costrette a proporre una convergenza verso i nuovi fabbisogni già a partire dal 2012.
A questo anticipo potrebbe sommarsi, ma con qualche difficoltà in più, quello sul taglio ai trasferimenti agli enti territoriali, pari a 3,2 miliardi nel 2013 e a 6,4 nel 2014. Di questi ultimi, 1,6 miliardi riguardano le Regioni a statuto ordinario, 2 miliardi quelle a statuto speciale, 2 miliardi i Comuni con più di 5mila abitanti e 0,8 miliardi le province.
L'altro anticipo ancora potrebbe poi riguardare il Fondo sanitario nazionale, di cui si fissa al momento una riduzione di 2,5 miliardi nel 2013 e di 5 miliardi nel 2014. Misure, queste ultime, che dovranno essere concordate con un'intesa tra lo Stato e le Regioni entro il 30 aprile del 2012; una data che potrebbe essere invece anticipata a questo autunno.
Naturalmente un intervento di questa natura sarebbe accompagnato da un corposo taglio ai costi della politica, la misura sollecitata da più parti e che nella manovra viene solo evocata nella prima parte dell'articolato.
Al netto degli effetti depressivi che questi tagli avrebbero sul Pil, le risorse liberate potrebbero essere subito utilizzate per giocare d'anticipo anche su un altro fronte, quello delle misure da lanciare per la crescita e l'occupazione. A partire dal pacchetto fiscale, con l'introduzione di ulteriori sgravi sul costo del lavoro per alleggerire il peso dell'Irap, o con l'arrivo dell'aiuto fiscale alla crescita economica delle imprese chiesto soprattutto dalle imprese per favorire la capitalizzazione delle aziende. Uno scambio tra minore spesa e minore gettito che si completerebbe, infine, con un pacchetto di liberalizzazioni, le nuove semplificazioni amministrative e il forcing sulle Regioni per garantire la possibilità di spendere entro tre mesi fondi Ue per 3,5 miliardi.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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