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NOVITÀ NORMATIVE

PICCOLI COMUNI: AGGREGAZIONE SIGNIFICA EFFICIENZA.

«Riorganizzazione» delle Province, «aggregazione diffusa» delle funzioni fondamentali dei Comuni, «maggiore efficienza» nella gestione dei servizi locali. Nel discorso tenuto ieri dal presidente del Consiglio al Parlamento torna anche il pacchetto degli interventi sull'amministrazione locale, in un pacchetto che alterna norme già mandate in «Gazzetta Ufficiale» a propositi ancora da definire per il futuro.
Al primo versante rimanda l'aggregazione delle funzioni fondamentali dei Comuni, su cui insistono tutte e due le ultime manovre estive: la prima, quella del 2010, rimandava a un decreto attuativo che però si è perso per strada, ed è stato rilanciato dal Dl 98/2011 senza prevedere passaggi ulteriori: in pratica, si chiede ai Comuni fino a 5mila abitanti (sono il 70% dei municipi italiani) di mettere insieme le proprie forze per gestire l'amministrazione generale, la polizia municipale, istruzione pubblica, viabilità e trasporti, territorio e ambiente (tranne l'edilizia residenziale pubblica) e settore sociale.
I primi due servizi (a scelta dei futuri "alleati") andranno messi insieme entro fine anno, altri due entro il 1° gennaio 2013 e gli ultimi dall'anno dopo. L'idea è di razionalizzare l'amministrazione locale senza scontrarsi troppo con il campanilismo, che finora ha impedito fusioni vere e proprie fra i Comuni (tranne qualche mosca bianca) ma non dovrebbe ostacolare le gestioni associate dei servizi.
I problemi però potrebbero arrivare dagli stessi amministratori locali, che non vedono di buon occhio l'intervento autoritativo dal centro, e dagli stessi meccanismi del provvedimento: la soglia dei 5mila abitanti può essere aggirata facilmente alleandosi con un mini-Comune (832 enti hanno meno di 500 abitanti), perché il numero minimo di abitanti da raggiungere è pari al quadruplo del Comune più piccolo coinvolto nell'alleanza.
Senza contare il fatto che il provvedimento non precisa quali funzioni vanno associate prima e quali lasciate alle successive tappe attuative, con il risultato che il caos applicativo è piuttosto facile da prevedere.
Anche sulle Province, l'elenco degli annunci è assai nutrito, meno quello delle realizzazioni concrete. Dopo il tentativo dello scorso anno, fallito anche per l'interdizione della Lega, di cancellare le Province fino a 250mila abitanti, le speranze sono ora riposte soprattutto nel decollo delle Città metropolitane, che in realtà sono previste dalla legislazione italiana fin dal 1990: l'ultimo prodotto normativo in proposito è il Dpr che regola il referendum popolare per la creazione delle Città metropolitane, che dovrebbero quantomeno portare all'abolizione delle Province sul loro territorio.
La «maggiore efficienza» nella gestione dei servizi locali, infine, passa nelle intenzioni dell'Esecutivo anche dall'apertura al mercato delle società di Comuni e Province, ma anche in questo campo i tempi non sono fulminei. La dismissione obbligatoria delle società nei Comuni fino a 50mila abitanti, prevista dal Dl 78/2010, è slittata al 2014 e riguarderà solo le aziende in perdita. L'unica accelerazione, intervenuta con l'ultima manovra, riguarda l'impossibilità di costituirne di nuove: il blocco è già operativo e non deve più attendere un decreto attuativo.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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