PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

PATTO REGIONALE COMPLICATO DAL FEDERALISMO.

Il decreto «premi e sanzioni» rilancia il tema del Patto regionale come strumento di velocizzazione dei pagamenti della p.a. Ma lo fa con una disposizione poco chiara e di dubbia utilità. Nel contesto degli «Interventi del settore creditizio a favore del pagamento delle imprese creditrici degli enti territoriali», tale provvedimento (approvato in via definitiva la scorsa settimana e in attesa di pubblicazione) prevede la costituzione di un tavolo tecnico fra Mef, regioni, enti locali e Abi che individui possibili «forme di compensazione all'interno del Patto di stabilità a livello regionale previsto dalla normativa vigente, anche in considerazione delle diverse fasce dimensionali degli enti territoriali, articolate come segue: comuni con popolazione residente inferiore ai 5 mila abitanti; comuni con popolazione residente superiore a 5 mila abitanti; comuni capoluoghi di provincia». È difficile comprendere la portata di tale disposizione.
Innanzitutto, solleva perplessità il richiamo ai comuni con meno di 5 mila abitanti, i quali, come noto, sono esclusi dal Patto. Come possano, pertanto, partecipare ai (futuri) meccanismi compensativi è un mistero. In secondo luogo, il Patto regionale è già oggetto di due discipline diverse: la prima, assai dettagliata, è contenuta nella legge di stabilità 2011 (l. 220/10, art. 1, c. 138 e seguenti); la seconda, assai più scarna e problematica, è quella dettata dall'art. 20, c. 1, della recente manovra estiva (dl 98/11, convertito dalla l. 111/11).
A parte il richiamato ed enigmatico riferimento ai piccoli comuni, la nuova previsione non aggiunge alcunché alla normativa vigente, se non un ulteriore elemento di irrigidimento, rappresentato dall'articolazione (dei soli comuni) per fasce demografiche. Si tratta di un fattore che le regioni possono considerare già oggi, ma che non pare opportuno standardizzare individuando criteri uniformi a livello nazionale. Ogni territorio ha caratteristiche diverse anche da questo punto di vista, come mostra la tabella in pagina, che evidenzia la notevole variabilità della struttura demografica dei comuni nelle diverse regioni.
Le potenzialità del Patto regionale sono indubbie, come confermano i risultati raggiunti in questi anni dai territori che lo hanno sperimentato. È significativo segnalare, in proposito, che, grazie ad esso, due sole regioni (Piemonte e Lombardia) hanno, nelle scorse settimane, sbloccato pagamenti da parte degli enti locali per ben 320 milioni di euro.
L'attuale «inflazione normativa», tuttavia, non sembra opportuna, anche perché spesso si traduce in nuovi vincoli che rischiano di frenarne l'applicazione. Basti pensare al decreto del Mef che aspira a dettare restrittive linee guida in materia di Patto orizzontale e che è ancora fermo ai box, tarpando le ali alle iniziative locali. L'idea di un tavolo interistituzionale di confronto sul tema che arrivi a definire una normativa snella, coerente e organica è valida, purché l'obiettivo sia quello di rendere lo strumento del Patto regionale sempre più flessibile ed efficace.
FONTE: ITALIA OGGI

SCADENZIARIO

<novembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
303112345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930123
45678910
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio