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NOVITÀ NORMATIVE

DL SVILUPPO E MANOVRA ESTIVA: NORME DI INTERESSE PER GLI ENTI LOCALI.

Come di consueto, anche quest'anno il periodo estivo si presenta piuttosto ricco di novità anche per le società partecipate dagli enti locali. Vediamone di seguito alcune fra quelle introdotte dal decreto sviluppo (dl 70/2011) e dalla manovra correttiva 2011 (dl 98/2011) che possono interessare sia alle società, che ai comuni e alle province nella loro qualità di proprietari e controllori di tali organismi.
Costo del personale.
Al fine di verificare l'incidenza percentuale delle spese per il personale sul totale della spesa corrente prevista dall'art. 76 c. 7 del dl 112/2008, norma che vieta agli enti locali di assumere personale a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale qualora tale rapporto sia pari o superiore al 40%, in futuro le spese del personale delle società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo dovranno essere sommate a quelle sostenute direttamente dall'ente locale.
Tale nuova previsione appare pensata più per ottenere un effetto immediato sulla spesa che per porre solide basi normative sulle quali ricostituire i complicati rapporti fra gli enti locali e le loro società partecipate e, molto probabilmente, è predestinata a creare più problemi che benefici, rendendo necessari, fra l'altro, diversi interventi interpretativi. Prima di obbligare gli enti locali a queste forme di consolidamento parziale dei dati, sarebbe stato assai più utile passare per una seria riforma della contabilità in senso economico-patrimoniale degli stessi e avviare un processo di consolidamento complessivo dei conti del «gruppo ente locale».
Il rischio concreto è che ogni ente finisca per applicare la norma in modo autonomo, giungendo così ad una «giungla di prassi operative», come è stato già correttamente osservato da autorevole dottrina. I problemi da risolvere, infatti, sono tanti e di notevole entità: la definizione dell'area di consolidamento, il concetto di controllo da utilizzare, la scelta del criterio d'imputazione della spesa in caso di presenza di più enti locali-soci, la definizione del concetto di «spesa corrente» (estranea all'operatività delle società partecipate), tanto per citarne alcuni.
Intendiamoci, obbligando le società partecipate alla redazione del rendiconto finanziario (documento non obbligatorio, ma che può essere sempre richiesto dal socio pubblico in virtù del «controllo analogo» che deve esercitare) il singolo ente locale può arrivare anche a risultati soddisfacenti, ma tali risultati rischiano di essere difficilmente verificabili e, soprattutto, non comparabili nel tempo e nello spazio.
Contratti e atti elusivi del patto di stabilità. È prevista la nullità dei contratti di servizio e degli altri atti posti in essere dalle regioni e dagli enti locali dopo il 6/7/2011 che si configurano elusivi delle regole del patto di stabilità, compresi gli atti integrativi e modificativi di contratti stipulati precedentemente. Questa norma deve essere letta insieme a quella prevista al successivo comma 12 che prevede sanzioni pecuniarie per amministratori e responsabili del servizio economico-finanziario degli enti che, secondo le sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti, conseguono gli obiettivi del patto in modo artificioso.
Divieto per i comuni di acquisire o detenere partecipazioni. È stato eliminato l'ultimo periodo dell'art. 14 c. 32 del dl 78/2010 che prevedeva l'emanazione di un decreto interministeriale per la definizione delle modalità attuative del divieto per i comuni con meno di 30 mila abitanti di acquisire o, a certe condizioni, di detenere partecipazioni in società, e per quelli con popolazione compresa fra 30 mila e 50 mila abitanti di acquisire o detenere partecipazioni in più di una società; il suddetto divieto è quindi pienamente operativo e, se letto anche alla luce della recente abrogazione dell'art. 23-bis del dl 112/2008, si capisce che per i comuni di modeste dimensioni l'unica possibilità di acquisire o mantenere le partecipazioni in società, anche di gestione di Spl, è solo quella di rientrare in una delle clausole di esclusione previste dalla normativa.
Obblighi di trasparenza.
Entro il 6/10/2011 tutti gli enti e organismi pubblici dovranno aggiornare la pagina del proprio sito istituzionale dedicata alle società partecipate, sia direttamente che indirettamente, evidenziando con una rappresentazione grafica i rapporti che intercorrono anche fra le singole società ed evidenziando se queste hanno raggiunto il pareggio di bilancio nell'ultimo triennio. Resta da chiarire se sia sufficiente fare riferimento ai rapporti di controllo e collegamento previsti all'art. 2359 cod. civ. o se, invece, sia necessario evidenziare anche altre forme di collegamento;
Appalti di servizi e forniture.
La modifica dell'art. 125 c. 11 del Codice degli appalti consente alle stazioni appaltanti, fra cui rientrano nella maggior parte dei casi anche le società partecipate dagli enti locali, di effettuare affidamenti diretti di servizi e forniture fino al limite di 40 mila euro, a condizione che la stazione appaltante abbia adottato ed aggiornato il regolamento interno per gli acquisti in economia; la novità, tuttavia, sembra non applicabile ai servizi di ingegneria e architettura, per i quali continua a valere il limite di 20 mila euro previsto all'art. 267 c. 10 del dpr 207/2010;
Appalti di lavori.
Le stazioni appaltanti possono effettuare affidamenti di lavori di valore fino ad 1 milione di euro tramite procedura negoziata, preceduta da una gara informale alla quale devono invitare non meno di 5 o 10 operatori economici, a seconda che l'importo dei lavori da affidare sia pari o inferiore a 500 mila euro, ovvero superiore a tale valore e fino a 1 milione; trattandosi di procedura in deroga a quelle ordinariamente previste (procedure aperte o ristrette), incombe sulla stazione appaltante l'obbligo di motivare adeguatamente la scelta della procedura negoziata.
FONTE: ITALIA OGGI

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