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CASSAZIONE: TOSAP DA PAGARE SU AREA PUBBLICA ADIBITA A PARCHEGGIO.

La Cassazione con una recentissima ordinanza ha fatto proprio il principio di tassazione ai fini della Tosap di una area pubblica adibita, da parte del privato concessionario, a parcheggio a pagamento.
Questo è il senso della ordinanza n. 15850 del 19 luglio ultimo scorso, nel quale disciplinando un contenzioso tributario proposto da una società privata, pur con rilevante capitale pubblico, nei confronti del comune titolare del diritto al tributo, la Suprema corte ha riconosciuto che per quanto inerisce un area pubblica che è stata adibita da parte del concessionario privato, ad area destinata al parcheggio di automezzi, essa rimane comunque soggetta in capo al concessionario alla Tassa per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (Tosap), a prescindere dall'effettivo utilizzo del suolo pubblico.
Il concessionario sosteneva nel ricorso in Cassazione che la gestione di parcheggio in area non recintata, ma aperta alla utilizzazione indiscriminata da parte degli automobilisti senza alcun potere di controllo da parte del gestore non realizza, contrariamente all'assunto della Ctr che aveva respinto il ricorso, sottrazione di superficie all'uso pubblico.
Il privato argomentava, inoltre, che essendo la ricorrente una società a prevalente capitale pubblico, senza autonomia nella determinazione delle tariffe, la attività svolta non si differenzia da quella che avrebbe svolto il comune ove avesse gestito in proprio il servizio, non verificandosi così il presupposto della tassa.
Il secondo e ultimo motivo di doglianza, verteva sul tema del vizio di motivazione sostenendo che la sentenza non aveva fatto distinzione alcuna tra la ipotesi in cui il parcheggio avvenga in area recintata o con accesso regolamentato, in cui si verifica occupazione o detenzione dell'area stessa da parte del gestore del servizio, e quindi sussiste il presupposto per la imposizione, e quella in esame, in cui l'area destinata a parcheggio era sulla pubblica via e quindi aperta «a tutti indiscriminatamente» e pertanto non poteva parlarsi di sottrazione del suolo all'uso pubblico da parte del gestore.
La Corte sanciva che in tema di tassa per l'occupazione di spazi e aree pubbliche (Tosap), ai sensi del dlgs 15 novembre 1993, n. 507, artt. 38 e 39, il tributo «è dovuto non soltanto in relazione alla limitazione o sottrazione all'uso normale e collettivo di parte del suolo pubblico, ma anche in relazione all'utilizzazione particolare ed eccezionale di cui il tributo rappresenta il corrispettivo, indipendentemente da quella limitazione, e cioè per una pura e semplice correlazione con l'utilità particolare diversa dall'uso della generalità».
Perciò l'occupazione di una area pubblica da parte di un concessionario privato, (o titolare comunque di un diritto reale su essa in virtù di contratto privato o di pubblica concessione), va assoggettato ai fini del predetto tributo a tassazione in capo al concessionario stesso, integrando questa gestione del parcheggio, un'attività economica lucrativa e pertanto inquadrabile in un esercizio d'impresa, in cui il concessionario gode di un bene in qualche modo inerente l'impresa stessa.
Ciò anche richiamando i precedenti in cui la Corte di cassazione si è pronunciata in modo conforme alla decisione in commento con giurisprudenza, appunto, consolidata (vedi sent. Cass. nn. 18550/2003, 28003/2008).
Per quanto riguarda, lo rimarchiamo per completezza di esposizione, l'aspetto della carenza di motivazione, la Suprema corte argomenta che la gestione del parcheggio, realizzata, a quanto pare a titolo oneroso, fa si che il concessionario del servizio è «detentore dell'area, che viene effettivamente sottratta all'uso pubblico, per cui non vi è alcun difetto di motivazione nella impugnata sentenza, in quanto non esiste la eccezione al generale principio ivi enunciato sostenuta dalla ricorrente, e quindi non vi era obbligo di specifica motivazione».
Come si nota, ricorre la fattispecie oggettiva sopra ricordata che include nella tassazione ai fini della Tosap, il suolo pubblico, sottratto all'uso a tale fine e inquadrato in una più ampia gestione d'impresa con l'utilizzo del bene a fini lucrativi.
Infatti, ricorda la Corte, che l'area stradale destinata a parcheggio con appositi «stalli» dipinti, in cui il gestore percepisce il compenso per la sosta dei veicoli, non è sottoposta all'uso indiscriminato» della generalità dei cittadini, ma anzi è sottratta all'uso normale e collettivo proprio del suolo pubblico, attesa la sua funzione esclusiva oggetto della concessione.
Infatti, in linea generale, la tassa per l'occupazione di suolo pubblico, risulta dovuta non soltanto in relazione alla limitazione o sottrazione all'uso normale e collettivo di parte del suolo pubblico, ma anche in relazione all'utilizzazione particolare ed eccezionale di cui il tributo rappresenta il corrispettivo, indipendentemente da quella limitazione, e, cioè, per una pura e semplice correlazione con l'utilità particolare diversa dall'uso della generalità.
FONTE: ITALIA OGGI

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