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NOVITÀ NORMATIVE

RIMBORSI TIA E DETRAIBILITA' IVA

IL PARADOSSO. Se non si mantiene il diritto a scaricare l'imposta sugli acquisti i cittadini dovranno pagare tariffe più alte delle attuali
Di Gian Paolo Tosoni
Torna con la conversione in legge del Dl milleproroghe il tentativo di risolvere il nodo della disapplicazione dell'Iva sulla Tia dopo la sentenza 238/2009 con cui la Consulta ha riconosciuto natura tributaria al prelievo. Un emendamento della Lega ipotizza un'istanza di rimborso del contribuente all'ente gestore, che otterrebbe un credito equivalente ai fini delle imposte sui redditi. Il breve emendamento, però, non appare in grado di risolvere tutti i problemi sollevati da questo delicato passaggio. Andiamo con ordine.
Tia riscossa dalle aziende
La Tia generalmente è applicata e riscossa da imprese a partecipazione pubblica che svolgono il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, e rientrano nel regime fiscale delle imprese commerciali. Queste società si aggiudicano il servizio con gara o affidamento diretto, in ogni caso in base a un contratto di servizio.
Il cittadino paga la tariffa all'impresa e se non paga è la società che procede con gli atti esecutivi al recupero del credito. Per essere un tributo, occorre che la Tia va applicata da un ente pubblico. Se il servizio è svolto da una società di capitali il corrispettivo non può non essere assoggettato ad Iva.
Tia applicata dal comune
Il comune che concede in appalto il servizio può applicare direttamente la Tia iscrivendola fra le entrate. Ma il comune che appalta la gestione dei rifiuti a una società privata eroga un corrispettivo aumentato dell'Iva al 10% che per il comune rappresenta un costo da ribaltare sulla tariffa, quindi per il cittadino nulla cambia. Si ritiene che si applichi l'Iva al 10% anche se la prestazione e svolta dalla società a favore del comune; il punto 127-sexiesdecies, della tabella parte 3° allegata al Dpr 633/72 prevede la prestazione di gestione (che comprende anche la raccolta) e stoccaggio di rifiuti urbani e speciali, classificando l'attività indipendentemente dal destinatario del servizio.
La soluzione legislativa
Il legislatore può confermare la classificazione di tributo per la Tia prevedendo l'esclusione da Iva anche se applicata e riscossa da una società. L'attività va però inserita nell'articolo 19, comma 3, del Dpr 633/1972 fra quelle esenti o non soggette a imposta che non comportano la perdita del diritto alla detrazione. La norma dovrebbe legittimare il diritto alla detrazione dell'Iva assolta sugli acquisti preordinati all'attività di raccolta e smaltimento rifiuti; in questo modo l'utente pagherebbe la Tia senza Iva. Facendo salvo il diritto alla detrazione, non sarebbe necessano aumentare le tariffe. L'onere sarebbe a carico dello Stato che perderebbe il gettito dell'Iva applicata sulle tariffe e riconoscerebbe comunque il diritto alle aziende di recuperare l'Iva assolta sugli acquisti.
L'esito peggiore
L'esito peggiore per cittadini e aziende è che venga stabilita l'esclusione da Iva della tariffa e non venga salvaguardato il diritto alla detrazione dell'Iva assolta sugli acquisti. Si potrebbe verificare il caso che l'Iva sugli acquisti divenuta indetraibile superi quella oggi applicata sulla tariffa: siccome la gestione deve raggiungere il pareggio, l'Iva indetraibile verrebbe imputata ad aumento della tariffa con la paradossale conseguenza che il cittadino pagherebbe più di ieri.

FONTE: IL SOLE 24 ORE

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