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NOVITÀ NORMATIVE

ADDIZIONALE IRPEF: RITORNO AL PASSATO.

L'addizionale comunale all'Irpef torna pienamente manovrabile, ma solo dal prossimo anno e sulla base della vecchia normativa.
Dopo che già l'art. 5 del dlgs 23/2011 era recentemente intervenuto in materia, la manovra bis cambia nuovamente le carte in tavola.
Il decreto sul federalismo fiscale municipale aveva tratteggiato un percorso di graduale superamento del blocco introdotto dall'art. 1, comma 7, del dl 93/2008 e confermato, da ultimo, dall'art. 1, comma 123, della legge 220/2010, rimettendone lo sviluppo a un regolamento del governo che avrebbe dovuto essere adottato entro lo scorso 6 giugno, ma che non ha mai visto la luce.
In mancanza di tale provvedimento, l'addizionale Irpef era tornata manovrabile da parte dei comuni che non l'avessero ancora istituita, ovvero che applicassero un'aliquota inferiore allo 0,4%.
Tale livello rappresentava il tetto massimo per i primi due anni, mentre gli aumenti annui non potevano essere superiori allo 0,2%.
L'art. 1, comma 11, del dl 138/2011 ha abrogato tale disciplina, facendo peraltro salve le deliberazioni adottate dei comuni durante la sua (breve) vigenza. Si è così (prematuramente) chiusa la «finestra» apertasi il 7 giugno e che avrebbe consentito una parziale manovrabilità del tributo comunale sui redditi personali fino alla scadenza del termine per l'approvazione dei bilanci di previsione, ovvero fino al 31 agosto.
La stessa disposizione del decreto di Ferragosto ha «scongelato», con decorrenza dal 2012, la disciplina dell'addizionale Irpef dettata dal dlgs 360/1998, così come novellata dall'art. 1, comma 142, della legge 296/2006 (legge finanziaria statale 2007).
In base a essa, il limite massimo dell'aliquota torna a collocarsi allo 0,8% e viene meno qualsiasi limite annuale all'entità delle variazioni in aumento.
I comuni, inoltre, recuperano per intero il potere di stabilire una soglia di esenzione in ragione del possesso di specifici requisiti reddituali. Si tratta di una previsione che, in passato, aveva sollevato non pochi dubbi interpretativi, non essendo chiaro se i comuni potessero solo individuare una fascia di esenzione «secca» dal tributo, ovvero anche prevedere un sua applicazione «progressiva» (attraverso la definizione di più scaglioni e altrettante aliquote corrispondenti a diversi livelli di reddito) e/o differenziata per le diverse categorie di contribuenti. Finora è prevalsa un'interpretazione restrittiva che oggi, nel nuovo contesto federale, potrebbe forse essere rivista. Più in generale, in una simile contesto, occorrerebbe forse procedere ad un restyling profondo di un'imposta che, negli anni precedenti il «blocco», ha evidenziato non poche criticità.
Come non ricordare il pasticcio che si creò allorché la stessa legge finanziaria statale 2007 sopra citata abolì le deduzioni Irpef per carichi familiari, sostituendole con meccanismi di detrazione. Poiché le detrazioni (a differenza delle deduzioni) non riducono la base imponibile rilevante ai fini dell'applicazione dell'addizionale comunale, si verificarono aumenti del relativo onere anche in mancanza di incrementi dell'aliquota decisi dai comuni. Per di più, gli aumenti colpirono soprattutto i contribuenti con famiglia (numerosa) a carico, con inevitabili polemiche e scambi di accuse fra governo e sindaci.
Si trattava di un tipico fenomeno di «interferenza» fra le decisioni in materia di politica fiscale adottate da due diversi livelli di governo (nella fattispecie stato e comuni), che aveva ingenerato problemi anche sul piano dell'equità del prelievo.
Simili criticità potrebbero riproporsi anche oggi, contraddicendo così uno dei principi cardine del federalismo fiscale, non a caso ribadito anche dalla legge 42/2009 (art. 1, comma 2, lett. t).
Negli scorsi mesi, si è parlato più volte di una completa riforma dell'addizionale comunale all'Irpef, nel quadro della più generale revisione del quadro della fiscalità locale. In tal senso, come si è visto, era orientato (sia pure timidamente) anche il decreto sul federalismo fiscale municipale.
Forse sarebbe il caso di riprendere e portare seriamente avanti quel progetto, anziché continuare a procedere a strappi.
A tal fine, potrebbe essere utile riconsiderare la proposta a suo tempo formulata dalla commissione Vitaletti, che aveva suggerito di sostituire l'attuale addizionale con una sovrimposta. Ciò, infatti, consentirebbe di risolvere molti dei problemi che l'attuale disciplina del tributo pone.
FONTE: ITALIA OGGI

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