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NOVITÀ NORMATIVE

TAGLI AI DIRETTORI GENERALI PER LA CORTE DI CONTI DI LOMBARDIA E TOSCANA.

Secondo la Corte dei conti, infatti, si applicano contemporaneamente l'articolo 6, comma 3, e l'articolo 9, comma 2, del dl 78/2010, convertito in legge 122/2010. Lo hanno stabilito le sezioni per la Lombardia, col parere 27 maggio 2011, n. 315, e per la Toscana, col parere 3 maggio 2011, n. 67.
L'articolo 6, comma 3, della manovra estiva 2010 stabilisce che dispone che, a decorrere dal 1° gennaio 2011, le indennità, i compensi, i gettoni, le retribuzioni o le altre utilità comunque denominate corrisposti dalle pubbliche amministrazioni ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati ed ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo sono automaticamente ridotte del 10% rispetto agli importi risultanti alla data del 30 aprile 2010.
Dunque, secondo la magistratura contabile, poiché la norma si riferisce ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo, per garantire che sia colta la sua finalità e, cioè, un risparmio per le casse pubbliche, si deve necessariamente ricondurre l'assegnazione delle funzioni di direttore generale alla tipologia appunto di incarichi. Ne discende l'irrimediabile taglio del 10% al compenso.
Non finisce qui, però. Poiché i direttori generali, sia che si tratti di segretari comunali cui sia stata conferita la specifica funzione, sia che si tratti di soggetti esterni assunti ai sensi dell'articolo 108 del dlgs 267/2000, sono dipendenti pubblici assimilabili alla dirigenza, nei loro confronti scatta anche la disposizione dell'articolo 9, comma 2, della manovra 2010. Per effetto della quale la parte di trattamento economico superiore ai 90.000 euro viene decurtata del 5%; la parte che supera i 150.000 euro, del 105.
Sul punto, tuttavia, tra la sezione Toscana e quella Lombardia pare rinvenirsi una divergenza. Infatti, la magistratura contabile della toscana intende riferire la piena applicazione dell'articolo 6, comma 3, della manovra solo ai segretari comunali incaricati anche come direttori. La sezione afferma che «la figura del direttore generale, qualora incaricato ai sensi dell'art. 108 Tuel, soggiace invece al disposto di cui all'art. 9, comma 2 del citato dl 78/2010 convertito nella legge 122/2010». Dunque, per il direttore generale «esterno» opererebbe solo il taglio specifico previsto per la dirigenza.
A parte l'ormai consueta diversificazione di vedute tra sezioni, in ogni caso le valutazioni espresse sul merito da parte della magistratura contabile non appaiono condivisibili. I pareri della sezione Lombardia e Toscana sembrano eccessivamente preoccupati dalla necessità di dare effettività ai risparmi previsti dalla legge, così finendo abbastanza chiaramente per andare oltre gli stessi intenti del legislatore. L'applicazione ai direttori generali dell'articolo 6, comma 3, è da escludere recisamente per almeno due ragioni.
In primo luogo, l'articolo 6, comma 3, va letto per intero. Il suo ultimo periodo dispone: «La riduzione non si applica al trattamento retributivo di servizio». Il legislatore, dunque, in modo forse sintetico, afferma comunque abbastanza chiaramente che la riduzione secca del 10% non opera nei confronti degli emolumenti connessi ai trattamenti economici del personale dipendente, che con gli enti conducano un rapporto di lavoro subordinato. In effetti, oggetto dell'articolo 6, comma 3, sono i compensi per incarichi di tutt'altro tipo, i cui redditi non sono la remunerazione di lavoro dipendente: presidenti e amministratori di società, componenti di organismi di controllo e similari.
Per i lavoratori dipendenti si applicano le disposizioni fissate dall'articolo 9 della manovra 2010, il quale contiene la norma speciale per la dirigenza esplicitata al comma 2.
Di conseguenza, e questa è la seconda motivazione, ai lavoratori dipendenti non può che essere applicata la regola precipuamente riservata loro. E questo vale non solo per il direttore generale esterno, come afferma la Corte dei conti della Toscana, ma anche per il segretario cui sia stata conferita la funzione di direttore generale. Infatti, tale incarico è connesso inscindibilmente al rapporto di lavoro condotto con l'ente e, per altro, è espressamente regolato (anche se non quantificato) dalla contrattazione nazionale collettiva dell'area dei segretari. Pertanto, l'eventuale indennità rappresenta comunque una prestazione stipendiale legata al «trattamento retributivo di servizio».
Per quanto le interpretazioni della magistratura contabile abbiano messo in allarme gli uffici, i quali si sono allertati per operare entrambe le decurtazioni, non può che prendersi atto dell'eccessiva rigidità dei pareri e della loro incompatibilità con i veri intenti della manovra, confermati dalla lettura sistematica degli articoli 6 e 9 della legge 122/2010, dalla quale deriva senza alcun dubbio l'inapplicabilità del taglio di cui al comma 3 dell'articolo 6 ai direttori generali.
FONTE: ITALIA OGGI

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