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NOVITÀ NORMATIVE

REVISIONE MANOVRA: SCONTO SUL PATTO DA 3 MILIARDI.

La stretta sulle autonomie sarà allentata per tre miliardi. Lo ha deciso il vertice "fiume" di ieri ad Arcore tra Pdl, Lega e Popolo e Territorio. Ma è una misura che difficilmente basterà a Regioni ed enti locali. Per conoscere i dettagli dell'alleggerimento bisognerà aspettare il testo dell'emendamento con cui Esecutivo e relatore rimoduleranno i saldi del patto di stabilità.
Si capirà così se i 2 miliardi di allentamento (più un miliardo atteso dalla Robin Hood tax) confermati dal ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, saranno complessivi sul prossimo biennio ovvero se riguarderanno solo il 2012 a cui seguirà un altro sconto (di entità magari dimezzata) nel 2013. Nel primo caso la sforbiciata delle autonomie verrebbe ridotta del 21%; nel secondo del 33,3 per cento.
A quanto pare il Governo sceglierà la prima opzione. L'abbuono di 2 miliardi servirà a ridurre il contributo chiesto per il 2012 (6 miliardi). Sommando il miliardo atteso dagli introiti della Robin tax (che quindi non sarà più diviso al 50% con i ministeri) si avrà un recupero di risorse per Regioni ed enti locali di tre miliardi.
Con la conseguenza che dovranno corrisponderne solo altrettanti. Nel 2013 l'asticella continuerà invece a essere fissata a quota 3,2 miliardi. Fermo restando che dal 1° gennaio gli amministratori potranno trattenere il 100% di quanto ottenuto con la lotta all'evasione anziché il 50% previsto dai decreti attuativi del federalismo.
La lettura della norma servirà poi a comprendere come la revisione al ribasso sarà spalmata sui vari comparti. Fino a ieri pomeriggio la Lega spingeva per azzerare i tagli sui Comuni e lasciare invece immutata la stretta sulle autonomie speciali. Considerando che il comunicato diramato dopo il summit ha citato «riduzione dell'impatto della manovra per Comuni, Province, Regioni e Regioni a statuto speciale», è presumibile invece immaginare che l'alleggerimento di 2 miliardi sia distribuito tra tutti. Province comprese, dunque, nonostante l'intenzione della maggioranza sia quella di arrivare alla loro soppressione.
A tal proposito Calderoli implementerà il disegno di legge costituzionale approvato dal Consiglio dei ministri il 23 luglio scorso (ma non ancora inviato al Colle) con l'eliminazione del livello provinciale dall'articolo 114 della Carta e con l'attribuzione alle Regioni della competenza esclusiva a riorganizzare gli enti di area vasta sulla scorta di quanto avvenuto per le comunità montane.
Un altro emendamento riguarderà poi i piccoli Comuni. L'articolo 16 non sarà stralciato come chiedevano i sindaci. I municipi al di sotto dei mille abitanti continueranno a esistere e avranno un sindaco e un consiglio comunale (ma i consiglieri non avranno né indennità né gettoni). Ma per la gestione delle loro funzioni fondamentali dovranno dare vita a unioni di Comuni con almeno 5mila abitanti (3mila nelle zone di montagna) nelle quali potranno entrare anche realtà più grandi e non per forza confinanti.
Resta da capire come le autonomie accoglieranno le modifiche. Il presidente facente funzioni dell'Anci, Osvaldo Napoli, in serata ha parlato di «passo avanti importante», ma nel documento presentato ieri al ministro dell'Interno Roberto Maroni, in occasione dell'incontro che si è tenuto nel pomeriggio in Prefettura, l'associazione minaccia, se le proposte dei Comuni non verranno considerate, «ogni altra forma di protesta, valutando anche forme di disobbedienza istituzionale come l'interruzione di tutte le attività di servizio e collaborazione con lo Stato, a cominciare da quelle relative alle funzioni di ufficiale di governo (anagrafe, stato civile, ordinanze urgenti) e il possibile non rispetto del patto di stabilità».
Oggi si terrà a Roma una riunione del direttivo. Il fronte è compatto: ieri i sindaci si sono dati appuntamento a Milano per dire no ai tagli: partito dal grattacielo Pirelli, il corteo di oltre mille fasce tricolori ha raggiunto piazza della Scala, tra slogan «(Io voglio scegliere chi mi rappresenta» o «1000 anni di Comuni, 150 d'Italia, non cancellate la nostra storia» e cori da stadio («le risorse dell'Italia siamo noi»). I sindaci con meno mille abitanti coesi contro la soppressione di giunte e consigli; gli altri ipercritici contro il patto di stabilità.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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