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NOVITÀ NORMATIVE

EMENDAMENTI MANOVRA: NEI RICORSI TRIBUTARI SERVE LA P.E.C.

Posta elettronica certificata da specificare nei ricorsi tributari. La mancata indicazione dell'indirizzo Pec, tuttavia, non comporterà la nullità del ricorso. In tale ipotesi si applicherà «solo» la maggiorazione del contributo unificato introdotta dal dl n. 98/2011. È quanto prevede uno degli emendamenti apportati in senato alla legge di conversione della manovra-bis (dl n. 138/2011).
Attraverso una modifica all'articolo 18, comma 2, lettera b) del dlgs n. 546/1992, ossia il testo normativo che disciplina il contenzioso tributario, tra gli elementi da includere nel ricorso viene inserita anche la Pec. Pertanto, a far data dall'entrata in vigore della legge, i ricorsi presso Ctp e Ctr dovranno contenere: l'indicazione della commissione tributaria cui è diretto il reclamo; i dati del ricorrente e del suo legale rappresentante (residenza, sede), nonché dei loro codici fiscali e degli indirizzi Pec; l'indicazione dell'Ufficio contro cui si ricorre; gli estremi dell'atto impugnato, l'oggetto della domanda e le motivazioni.
Tuttavia, un'aggiunta normativa al comma 4 del citato articolo 18 fa salvi i gravami che non conterranno l'indirizzo di posta elettronica certificata. La disposizione in esame fino ad oggi prevedeva la nullità dei ricorsi che risultavano privi in tutto o in parte degli elementi costitutivi di cui al comma 2, a eccezione della prescrizione relativa al codice fiscale.
La manovra-bis inserisce anche la Pec tra i vizi formali che non comportano la nullità. Si ricorda tuttavia che l'articolo 37 del dl n. 98/2011 ha disposto che, qualora il difensore non indichi il proprio indirizzo Pec e il proprio numero di fax oppure la parte dimentichi di indicare il codice fiscale nel ricorso il contributo unificato è aumentato della metà.
Un'ultima novità procedimentale in tema di contenzioso tributario riguarda la determinazione del quantum della lite. La manovra-bis, aggiungendo un periodo in coda all'articolo 22, comma 1, del dlgs n. 546/1992, stabilisce infatti che all'atto della costituzione in giudizio il ricorrente dovrà depositare la nota di iscrizione al ruolo. Quest'ultima dovrà contenere l'indicazione delle parti, del difensore che si costituisce, dell'atto impugnato, della materia del contendere, del valore della controversia e della data di notificazione del ricorso.
E sempre in tema di giustizia tributaria, si registra la soddisfazione dei magistrati dopo la cancellazione dell'incompatibilità dei liberi professionisti per effetto della semplice iscrizione a un albo professionale, richiedendosi ora anche lo svolgimento di attività di rilevanza fiscale (si veda ItaliaOggi del 7 settembre scorso). «Si tratta di un grande risultato del quale va ascritto il merito innanzi tutto all'Amt e al Cpgt», commenta il presidente dell'Associazione magistrati tributari, Ennio Attilio Sepe. «Di fronte al raggiungimento di un obiettivo che appariva fortemente problematico, meravigliano oggi le critiche, non sufficientemente meditate, su di una presunta mancata chiarezza della disposizione conseguente alla modifica.
La valutazione dell'emendamento deve tener conto dei limiti posti all'intervento di modifica e dell'evoluzione storica di tale tipo di incompatibilità, per il quale è stato ottenuto un risultato tanto più importante in quanto conseguito in un clima certamente non favorevole e denso di incognite».
FONTE: ITALIA OGGI

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