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NOVITÀ NORMATIVE

I SINDACI SCIOPERANO PER I TAGLI.

I soli a brillare per la loro assenza sono stati gli amministratori leghisti, salvo rare eccezioni. Ma l'85% dei sindaci in tutta Italia ha "scioperato", con tanto di consegna delle deleghe sulle anagrafi ai prefetti e volantinaggi per spiegare ai cittadini che la manovra taglierà inesorabilmente i servizi. Mentre i governatori hanno rimesso nelle mani del ministro Fitto i contratti del trasporto pubblico locale su ferro e su gomma facendosi simbolicamente attendere per strada da un autobus delle linee romane: «Ci pensi il Governo a onorare servizi di trasporto per 1,6 miliardi che mancano all'appello. Noi non potremo farlo».
S'è svolta ieri la giornata di protesta («di proposta», preferiscono dire) di Regioni ed enti locali contro la manovra ter che ha tagliato alle autonomie 4,2 miliardi solo per il 2012 e altri 3,2 per il 2013. Senza contare i tagli della manovra di un anno fa e di quella estiva di metà luglio. «Così il federalismo fiscale è finito, è morto», ha rilanciato il vice presidente vicario dell'Anci, Graziano Delrio, sindaco Pd di Reggio Emilia.
Ma la manovra ormai sta per essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e con quel decreto di metà agosto ormai diventato legge, Regioni ed enti locali devono fare i conti. Anche se uno spiraglio, esile, tutto da verificare nei risultati concreti, sembra essersi aperto ieri. Il Governo, ha annunciato Fitto, darà seguito alle pressanti richieste degli enti locali, accolte alla Camera, per l'istituzione di una commissione paritetica su costi della politica e patto di stabilità. E dalla prossima settimana si comincerà con un tavolo specifico sul trasporto pubblico locale (Tpl). «Il Governo auspica il confronto e non uno scontro, come è accaduto oggi», ha detto Fitto.
Una promessa che naturalmente non può bastare agli amministratori locali: «Un passo avanti sul metodo, ma ora vogliamo i fatti», ha replicato il governatore lombardo Roberto Formigoni (Pdl). A un patto, però, ha aggiunto Vasco Errani (Emilia Romagna, Pd): «Neanche un euro deve essere sottratto ai servizi ai cittadini. E su questo chiediamo risposte concrete».
Dei tagli totali per 1,66 miliardi al Tpl denunciati dalle Regioni, ben 1,2 riguardano i contratti con Trenitalia. Una sforbiciata «insostenibile» a giudizio dei governatori: «Non possiamo far fronte a questa riduzione anche ipotizzando di ripartirla sui restanti settori, come ferrovie regionali e autolinee». Se il Governo non farà marcia indietro, rincarano la dose i governatori, bisognerà procedere «al taglio dei servizi, all'azzeramento degli investimenti, all'aumento delle tariffe e al contenzioso con le aziende ferroviarie e del Tpl per l'impossibilità di rispettare contratti già sottoscritti».
Ma sul piede di guerra sono anche presidenti di provincia e sindaci. I primi si sono dati appuntamento a Roma per denunciare lo stop agli investimenti che deriverà dalla manovra, i secondi hanno inscenato proteste di piazza lungo tutto lo Stivale con un tasso di adesione che l'Anci ha stimato all'85 per cento. Cortei, consigli comunali straordinari, riconsegne simboliche ai prefetti delle deleghe per le funzioni di stato civile e anagrafe hanno visto protagonisti primi cittadini di destra e di sinistra.
A Roma Gianni Alemanno (Pdl) ha chiuso gli uffici di via Petroselli e distribuito volantini ai cittadini sugli effetti dei tagli. Mentre il suo collega di Milano, Giuliano Pisapia (Sel), ha preferito tenerli aperti «per non peggiorare la qualità della vita» dei suoi concittadini, pur aderendo alla protesta con una lettera. Unici a dissociarsi gli amministratori leghisti che, in obbedienza al diktat giunto lunedì scorso dal Consiglio federale del Carroccio, si sono sfilati dall'iniziativa dell'Anci e hanno lasciato aperte le porte dei municipi.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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