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NOVITÀ NORMATIVE

CORSA PER L'ACCATASTAMENTO DEI RURALI.

Una settimana. Tanto è il tempo che resta a centinaia di migliaia di proprietari di case rurali per l'accatastamento. Il decreto dell'Economia del 14 settembre, che detta le regole attuative per attribuire la categoria catastale A/6 a tutti i fabbricati con caratteristiche di ruralità, è stato pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» 220 del 21 settembre, ma il termine per depositare la richiesta è il 30 settembre.
Tutti i proprietari di immobili già accatastati in altre categorie, che abbiano le caratteristiche di cui al Dpr 557/93 (i "requisiti di ruralità"), dovranno presentare agli uffici territoriali dell'agenzia del Territorio una «domanda di variazione della categoria catastale» perché venga attribuita una nuova categoria: la A/6, di classe R (appositamente istituita con il decreto) se abitazione, la categoria D/10 se fabbricato strumentale. In sostanza, il Territorio non dovrà attribuire alcuna rendita alle A/6 perché la classe R ne indica appunto l'assenza. Mentre gli immobili da iscrivere nella categoria D/10 manterranno la rendita già attribuita.
Alla domanda (che può essere sottoscritta da uno qualunque dei titolari di diritti reali sull'immobile) va aggiunta un'autocertificazione (fatta dallo stesso presentatore della domanda) sul possesso dei requisiti già dal quinto anno precedente la domanda stessa, cioè almeno dal 2006 (a meno che non siano stati acquistati successivamente). I due moduli per domanda e autocertificazione sono allegati al Dm.
Un comunicato direttoriale sempre di ieri precisa che la richiesta di variazione potrà essere consegnata direttamente all'ufficio del Territorio, oppure inviata per posta (con raccomandata con avviso di ricevimento) o, infine, via fax o posta elettronica certificata. La domanda potrà essere presentata direttamente dal titolare dei diritti reali sui fabbricati rurali o dai soggetti incaricati, individuati fra i professionisti abilitati alla redazione degli atti di aggiornamento di catasto terreni ed edilizio urbano, ovvero tramite le associazioni di categoria degli agricoltori.
Per i fabbricati di nuova costruzione va comunque presentata l'autocertificazione.
Il controllo dei requisiti di ruralità è affidato alle sedi provinciali dell'agenzia del Territorio. Secondo alcune stime, sono centinaia di migliaia i fabbricati rurali che sono stati regolarmente accatastati nei decenni, vedendosi attribuire categorie e classi al Catasto urbano con relativa rendita; erano (e sono esentasse) in quanto usate dall'agricoltore e per scopi legati alla sua attività. Una ventina di anni fa erano 5 milioni le costruzioni in mappa senza rendita né planimetria (perché la rendita del terreno assorbiva quella dell'immobile asservito) che di fatto rispecchiavano la situazione, già allora non più realistica, di un'Italia molto rurale.
Di queste costruzioni si stima che un terzo sia ormai abbandonato o distrutto, un terzo sia stato accatastato perché destinato ad altri scopi (moltissime le seconde case) e un terzo, pur rimanendo rurale, sia stato accatastato in obbedienza alle regole del Dpr 139/98, rimanendo esentasse in sussistenza dei requisiti di ruralità di cui al Dl 557/93. Esistono quindi certamente diverse centinaia di migliaia di unità immobiliari abitative censite in A2, A3 o A4 che ora dovranno tornare in A/6 ma soprattutto i cui requisiti di ruralità dovranno essere verificati una per una.
La ragione di questo ritorno è l'insistenza dell'agenzia delle Entrate nel riconoscimento della "ruralità" non solo in base ai requisiti ma anche all'accatastamento in A6. I contribuenti che possedevano i requisiti ma avevano accatastato gli immobili in altre categorie (in ossequio alla legge) si vedevano così negare le agevolazioni; non solo: non potevano neppure riaccatastare in A6 perché da tempo l'agenzia del Territorio non attribuiva più quella categoria. Nel contenzioso che ne seguiva, la Cassazione dava ragione ai contribuenti. Ma alla fine il Dl 70/2011 ha imposto il riordino per far cessare la polemica.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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