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NOVITÀ NORMATIVE

DISMISSIONI DEL PATRIMONIO: ALLO STUDIO DEROGHE SUL PATTO.

Deroga al patto di stabilità per gli investimenti effettuati con i proventi delle dismissioni del patrimonio residenziale pubblico. Conferenza preliminare sul progetto a base di gara di lavori oltre i 20 milioni. Suddivisione in lotti per favorire le piccole e medie imprese. Sono queste alcune delle novità proposte dal ministero delle infrastrutture e contenute nella nuova versione del decreto-legge «sviluppo» in gestazione ormai da diverse settimane e che dovrebbe vedere la luce la prossima settimana, turbolenze politiche permettendo.
Di particolare interesse è la norma che consente alle regioni e agli enti locali di utilizzare, ai fini di investimento, i proventi delle dismissioni del patrimonio residenziale pubblico; ciò potrà avvenire «in deroga al patto di stabilità» e tali somme «non concorreranno a determinare l'obiettivo di finanza pubblica individuato dal patto di stabilità». Si tratta di una norma che dovrebbe quindi incentivare le dismissioni e gli investimenti a livello locale, fornendo quelle risorse che mancano per realizzare opere pubbliche.
Una nuova norma stabilisce che, in caso di costituzione di società miste per lo sviluppo di aree territoriali, la quota di investimento pubblico degli enti locali risulti esclusa dal computo del saldo finanziario ai fini del rispetto del patto di stabilità. Inoltre le società miste potranno «fissare sistemi tariffari incentivanti l'utilizzo di modalità di trasporto meno congestionate o maggiormente sostenibili sotto il profilo ambientale e individuare tariffazioni d'area multimodale, capitalizzando eventuali esternalità positive».
La nuova versione del decreto-legge (peraltro con un primo articolo in bianco dal titolo «defiscalizzazione», di competenza del ministero dell'economia) nell'intervenire su più parti del Codice dei contratti pubblici, conferma la soppressione della norma del decreto legge 70/2011 che prevede l'aggiudicazione degli appalti al netto del costo del lavoro. Viene riscritta la norma interpretativa sul divieto di varianti (oltre il 20%) nel senso di ritenerla applicabile ai contratti stipulati dopo l'entrata in vigore della legge 106/2011, di conversione del decreto legge 70) mentre, per i contratti stipulati in precedenza, si applicheranno le norme vigenti prima dell'approvazione del decreto legge. In ogni caso si prevede che non debbano calcolarsi, ai fini dello sforamento del tetto alle varianti, gli importi relativi a varianti già approvate al momento del varo della legge 106.
Collegata a questa è anche la norma che rende responsabili in solido il progettista e il verificatore per errori o omissioni progettuali da fare valere, da parte dell'impresa, nei confronti dei soggetti garanti (le compagnie assicuratrici). Vengono poi introdotte alcune nuove disposizioni in materia di opere di urbanizzazione che escludono l'obbligo, per il titolare del permesso di costruire, dello svolgimento di una gara per la realizzazione di lavori al di sotto della soglia comunitaria.
Si prevede poi, obbligatoriamente per le opere oltre i 20 milioni di euro, affidati con procedura ristretta, la cosiddetta «consultazione preliminare» sul progetto posto a base di gara. La procedura prevede che la quale la stazione appaltante convochi tutte le imprese invitate a presentare offerta le quali possono chiedere chiarimenti sul progetto al progettista e al verificatore.
Il tutto al fine di formulare offerte il più accurate possibili. Ritoccata anche la disposizione sul «caro-materiali» (adeguamento dei prezzi contrattuali, resa possibile per sforamenti oltre il 15% del prezzo rilevato con d.m. e relativo all'anno di presentazione dell'offerta.
Per favorire l'accesso delle piccole e medie imprese agli appalti si dà la facoltà alle stazioni appaltanti di suddividere gli appalti in lotti e si stabilisce che per le grandi infrastrutture e per le opere compensative e integrative ad esse collegate, si debbano «garantire modalità di coinvolgimento delle piccole e medie imprese».
FONTE: ITALIA OGGI

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