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NOVITÀ NORMATIVE

CORTE CONTI TOSCANA: SOCIETA' STRUMENTALI CALCOLI A META'.

Nessuna operazione sul denominatore deve essere effettuata nel caso in cui l'ente provveda a consolidare, ai soli fini del calcolo dell'incidenza della spesa di personale su quella corrente, i conti delle proprie società strumentali.
La Corte dei conti, sezione regionale di controllo per la Toscana, nel parere 208/2011 si concentra sui nuovi limiti alla spesa di personale, rinviando peraltro l'intera questione anche alle Sezioni riunite vista la delicatezza del tema.
Secondo i magistrati toscani, il consolidamento fra le spese del Comune e quelle delle società strumentali deve essere operato esclusivamente al numeratore del rapporto (spesa di personale) e non anche in riferimento alle uscite correnti rappresentate al denominatore.
Ciò sul presupposto, sostengono i magistrati contabili, che la spesa corrente della società è erogata dall'ente stesso e pertanto non può essere computata due volte.
Diverso è invece il caso delle altre società (i cui ricavi derivano anche da altri soggetti), nei confronti delle quali non può prescindersi dal valutare la quota erogata dall'ente in virtù di contratto di servizio o per altro titolo; in questo caso occorre pertanto sommare alla spesa (corrente) del comune la sola spesa corrente societaria che supera tale importo, rimodulata in proporzione alla partecipazione detenuta, per non conteggiare due volte la stessa cifra.
Al fine di evitare facili elusioni della norma, anche l'intero costo retributivo dovrà essere parametrato alla percentuale di partecipazione, sebbene tale criterio non corrisponda pienamente all'impiego effettivo di personale a beneficio dell'ente.
In alternativa a quest'ultima soluzione, in riferimento alle società partecipate da più enti per i quali esse svolgono servizi soggetti a tariffazione, il consolidamento dei bilanci secondo il metodo Ipsas 8 suggerisce il metodo proporzionale; questo richiede di sommare ogni singola voce dello stato patrimoniale e del conto economico della partecipante con le quote delle rispettive voci dell'organismo sottoposto a controllo congiunto.
La maggiore analiticità informativa che ne deriva impone la strutturazione, all'interno del gruppo, di una contabilità analitica in grado di evidenziare, verosimilmente, il costo dei servizi erogati a beneficio dei vari enti ed il connesso impiego di risorse umane, finanziarie e strumentali.
L'articolo 20, comma 9, del DI 98/2011 stabilisce che, ai fini del computo della percentuale in questione, si calcolano le spese sostenute anche dalle società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo che sono titolari di affidamento diretto di servizi pubblici locali senza gara, ovvero che svolgono funzioni volte a soddisfare esigenze di interesse generale aventi carattere non industriale, né commerciale, ovvero che svolgono attività nei confronti della pubblica amministrazione a supporto di funzioni amministrative di natura pubblicistica.
La Corte, in riferimento alla locuzione società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo individua il perimetro di consolidamento prospettando due diverse soluzioni interpretative. Secondo una lettura restrittiva della norma, il riferimento sembrerebbe operarsi nei confronti di partecipazioni configuranti un controllo di diritto (maggioranza del capitale) e non anche un controllo di fatto (influenza dominante) o contrattuale, che potrebbe risultare di difficile individuazione e prestarsi a pratiche elusive delle finalità del legislatore.
Una diversa soluzione potrebbe invece essere legata ad un concetto di controllo mutuato dalla regolamentazione in tema di bilancio consolidato dettata dai principi contabili dell'Osservatorio per la finanza e la contabilità degli enti locali, secondo cui l'ente locale ha, direttamente o indirettamente, il possesso dei voti esercitabili in assemblea, o rilevanti poteri di nomina sui membri del consiglio di gestione o altro organo direttivo o ancora esercita la maggioranza dei diritti di voto.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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