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NOVITÀ NORMATIVE

REGIONALIZZAZIONE PATTO DI STABILITA'

Le prime a mettersi in moto sono state le regioni, alcune delle quali (Piemonte e Lombardia su tutte) sono già pronte a partire. Ora anche il ministero dell'economia e delle finanze entra decisamente in pista sulla regionalizzazione del Patto di stabilità interno.
Il dicastero guidato da Giulio Tremonti, infatti, ha trasmesso settimana scorsa alla Conferenza unificata una proposta di linee-guida volte a disciplinare in modo uniforme la materia, in attuazione di quanto disposto dall'art. 8, comma 6, della legge n. 131/2003 (cosiddetta legge La Loggia), ai sensi del quale il governo può promuovere la stipula di intese dirette a favorire l'armonizzazione legislativa, il raggiungimento di posizioni unitarie o il conseguimento di obiettivi comuni.
L'intervento del Mef, peraltro, arriva dopo oltre 18 mesi dall'entrata in vigore della disciplina legislativa di riferimento (dettata dall'art-77-ter, comma 11, della legge n. 133/2008).
Nel frattempo, come detto, alcune regioni hanno già messo in cantiere il loro Patto. Il rischio è, quindi, quello di contrasti fra le discipline regionali e le linee-guida ministeriali.
Queste ultime fanno propria l'impostazione del regolamento in corso di approvazione da parte della regione Piemonte (si veda ItaliaOggi del 15/1/2010), ma ne modificano in alcune partì i contenuti, con l'intento di conservare in capo allo stato un maggior controllo sul conti di province e comuni. Due le differenze di maggior rilievo fra i due testi: il Mef, da un lato, esige l'applicazione delle sanzioni agli enti che non rispettino i propri obiettivi specifici anche nel caso in cui l'obiettivo regionale aggregato sia stato rispettato; dall'altro, tenta di conservare l'attuale sistema di monitoraggio e certificazione dei dati del Patto, prevedendo che gli eventuali sistemi regionali si affianchino ad esso, senza però sostituirlo.
Si tratta di due nodi cruciali, sui quali è prevedibile che il dibattito con i rappresentanti degli enti territoriali sarà intenso: sotto il primo profilo, è evidente che uno degli obiettivi della regionalizzazione del Patto è proprio quello di evitare che l'applicazione delle forti e rigide sanzioni previste dalla normativa statale, lasciando spazio (in caso di rispetto dell'obiettivo aggregato) a sanzioni disciplinate e gestite a livello regionale e quindi più elastiche e facilmente modulabili a seconda delle ragioni e dell'entità degli eventuali sforamenti; sotto il secondo profilo, la soluzione proposta dal Mef comporterebbe una duplicazione di adempimenti e, quindi, un incremento dei costi a carico degli Enti coinvolti.
Per il resto, le linee-guida accolgono in pieno il modello piemontese, con la previsione della possibilità di rimodulazione degli obiettivi dei singoli enti in corso di gestione, attraverso un gioco di compensazioni incrociate favorito da meccanismi di incentivi e sanzionatoli, fermo restando il rispetto, garantito della Regione, dell'obiettivo aggregato.
La parola, ora, passa, alla Conferenza unificata, che dovrà pronunciarsi nelle prossime settimane.
FONTE: ITALIA OGGI

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