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NOVITÀ NORMATIVE

ALLO STUDIO UNA SERVICE-TAX PER I COMUNI.

Una tassa in più a beneficio dei comuni. La service tax, ossia l'imposta unica che i cittadini dovranno pagare ai sindaci per la fruizione dei cosiddetti servizi indivisibili (illuminazione, manutenzione strade, sicurezza, pulizie), verrà portata in dono dal decreto correttivo del fisco municipale approvato lunedì in tarda serata dal consiglio dei ministri.
Il nuovo tributo a beneficio dei sindaci ingloberà anche la tassa rifiuti nelle sue varie articolazioni (Tarsu, Tia1 o Tia2).
In realtà più che di un'approvazione vera e propria si è trattato di un via libera «sulla fiducia» visto che il decreto è stato oggetto di trattativa per tutta la giornata di ieri. E un testo ufficiale non è ancora stato trasmesso alla Commissione bicamerale guidata da Enrico La Loggia che oggi riprenderà i lavori con l'audizione del Comitato dei 12.
Il destino della tassazione sui rifiuti è rimasto in bilico fino all'ultimo. Il Pd e anche il ministro della semplificazione Roberto Calderoli (che a marzo le tentò tutte per cercare di convincere Silvio Berlusconi a introdurre il nuovo tributo, scontrandosi però con il veto del premier) non hanno mai fatto mistero di voler inglobare Tarsu e Tia nella service tax. Ma per farlo hanno dovuto superare i rilievi dell'Unione europea che ha avanzato dubbi sulla possibilità di quantificare la parte variabile della tariffa, quella legata all'effettiva produzione di rifiuti. «Rilievi superabili», ha fatto notare Marco Causi, deputato Pd e vicepresidente della Bicamerale, «perché in Francia c'è una tassa molto simile che ingloba anche il prelievo sui rifiuti».
La service tax si pagherà per tutti quei servizi comunali non tariffabili e non a domanda individuale. L'illuminazione pubblica per esempio, ma anche la pulizia delle strade e la sicurezza. «Il comune definirà il costo totale dei servizi con delibera del consiglio e la cifra verrà divisa tra tutti i cittadini residenti in misura proporzionale al valore e alla grandezza dell'immobile», spiega Causi. «In pratica quello che accade nei condomìni quando c'è da ripartire le spese». Il meccanismo dovrà essere corretto in rapporto al quoziente familiare.
Per i comuni la service tax potrebbe essere una bella boccata d'ossigeno perché consentirebbe di finanziare da sola i costi di una lunga serie di servizi che oggi pesano non poco sui bilanci locali. E in più avrebbe il pregio di gravare sui cittadini residenti, ripristinando quel circolo virtuoso pago-vedo-voto che dovrebbe costituire l'essenza del federalismo fiscale e che invece risulta essere piuttosto impalpabile vista la decisione del governo di continuare a non tassare la prima casa. L'Ici oggi e l'Imu domani non riguardano infatti i cittadini residenti. La service tax per forza di cose sì.
Il decreto approvato dal consiglio dei ministri anticipa di un anno (dal 2014 al 2013) l'entrata in vigore dell'Imposta municipale. E sostituisce la compartecipazione Iva, ritenuta dai sindaci troppo sperequata a livello territoriale, con quella all'Irpef. La cifra totale su cui potranno contare i comuni sarà la stessa (2,9 miliardi di euro) ma cambierà la ripartizione del gettito a livello municipale.
FONTE: ITALIA OGGI

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